Dopo i successi al Valencia (con tanto di gol in Champions e collezioni di maglie scambiate con Messi e Maradona, il suo grande idolo) e la parentesi allo Spartak Mosca, Tino Costa assaggia per la prima volta l'Italia nel gennaio 2015 con la maglia del Genoa. All'ombra della Lanterna mette in mostra tutte le sue luci e ombre: un sinistro al vetriolo (testimonianza la doppietta al Torino), una spiccata aggressività e una propensione al recupero palla, accompagnate però da una drammatica fragilità fisica. Ciononostante, il 18 gennaio 2016, la Fiorentina decide di scommettere su di lui ottenendolo in prestito dallo Spartak Mosca con diritto di riscatto fissato a 1,5 milioni di euro. A curare e raccontare ogni dettaglio di quella trattativa fu il suo agente Ruben Munoz, il medico e presidente del club in Guadalupa che quindici anni prima lo aveva accolto da ragazzino, che rivelò: "La trattativa non è stata facile, ma Tino è contentissimo di aver scelto una squadra importante e ambiziosa come la Fiorentina. Ci ha convinto il forte interesse dei viola, che lo seguivano da mesi." Nonostante un guaio al polpaccio che ne ritardava l'esordio, le aspettative attorno al suo innesto nel centrocampo di Sousa erano altissime.
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Che fine ha fatto? Tino Costa, il cannone “zurdo” che si inceppò con Sousa
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