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Che fine ha fatto? Tino Costa, il cannone “zurdo” che si inceppò con Sousa

Alessio Vannini

Il riscatto da 1,5 milioni di euro diventa presto un'ipotesi del tutto remota. La parentesi di Tino Costa a Firenze si trasforma in un veloce e dimenticabile passaggio della durata di soli sei mesi. Complessivamente, il centrocampista argentino raccoglierà appena 8 presenze ufficiali in maglia viola tra campionato ed Europa League, senza mai riuscire a graffiare o a lasciare il segno. Quel suo approdo 'riparatore', in una finestra invernale che avrebbe dovuto regalare alla Fiorentina la spinta decisiva per il grande salto, si trasformò in uno dei simboli della spaccatura e della rottura tra la tifoseria e la proprietà di allora, delusa da innesti che non riuscirono ad alzare l'asticella della squadra. A giugno 2016, a prestito scaduto, le strade si separano inevitabilmente: Costa saluta e torna allo Spartak, prima di rientrare in patria nel "suo" San Lorenzo. Ma anche la storia d'amore con il Ciclón si concluse con un incredibile retrogusto amaro. Quando venne messo fuori rosa, l'argentino denunciò pubblicamente il modo con cui il tecnico gli aveva comunicato il taglio, affidando sui social tutta la sua amarezza: "Me ne vado triste, ma con la consapevolezza di aver indossato la maglia della squadra che ho sempre amato. Da professionista posso accettare che un allenatore non mi tenga in considerazione, ma vedendo il modo in cui mi ha comunicato la sua scelta (un triste audio di WhatsApp), posso dire che questa persona non è all'altezza di questo incredibile club. Ho pensato a lungo se pubblicare o meno l'audio, ma risulterebbe umiliante e denigrante, quindi preferisco tenerlo per me. Indossare questa maglia è stata la miglior cosa della mia vita."