L'inizio dell'avventura fiorentina sembra promettente: il 24 gennaio 2016, Tino Costa fa il suo esordio ufficiale al Franchi subentrando al 67' a Josip Ilicic nel 2-0 casalingo contro il Torino. La palla viaggia rapida, il pubblico attende di vedere all'opera il famoso "cannone", ma l'entusiasmo si spegne molto in fretta. Con il passare delle settimane, l'argentino fatica enormemente ad adattarsi ai ritmi tattici e al possesso palla elaborato richiesto da Paulo Sousa. La sua scarsa lucidità in fase di palleggio e una condizione atletica mai davvero al top lo spingono rapidamente ai margini delle rotazioni del tecnico portoghese. Dei limiti figli anche di un evidente equivoco tattico: abituato a dare il meglio in un reparto a tre con due mezzali di corsa a proteggerlo, l'argentino fatica enormemente a garantire il dinamismo e la sostanza richiesti dal centrocampo a due di Sousa, senza mai riuscire ad adattarsi davvero ai ritmi e agli schemi viola. Non era semplice far rimpiangere Mario Suarez, un altro profilo arrivato a Firenze tra grandi aspettative che non era mai riuscito a lasciare il segno né a trovare il giusto feeling con Paulo Sousa. Eppure Tino Costa riuscì in questa impresa
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Che fine ha fatto? Tino Costa, il cannone “zurdo” che si inceppò con Sousa
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