Ci sono acquisti che arrivano accompagnati da un'aura di grande fascino, preceduti da un curriculum di tutto rispetto e da un soprannome capace di accendere la fantasia dei tifosi. Nell'inverno del 2016, la Fiorentina della gestione Della Valle, con Daniele Pradè al timone del mercato, in piena corsa per le zone altissime della classifica e a caccia di rinforzi per alimentare il sogno Champions, decise di regalarsi un centrocampista argentino dal passato glorioso tra Ligue 1, Liga e Champions League: Alberto Facundo Costa, per tutti semplicemente Tino Costa. Ribattezzato in patria El Canon Zurdo (il cannone mancino) per la violenza e la precisione dei suoi tiri dalla distanza, l'ex Valencia sembrava il profilo perfetto per dare dinamismo e sventagliate d'autore al centrocampo viola. Tuttavia, l'avventura all'ombra del Duomo si rivelò un abbaglio effimero. In questa puntata di Meteore Viola, ripercorriamo la storia del mediano nato a Las Flores il 9 gennaio 1985, arrivato a Firenze come potenziale fattore e ripartito pochi mesi dopo tra i rimpianti.
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Meteore Viola
Che fine ha fatto? Tino Costa, il cannone “zurdo” che si inceppò con Sousa
Nella rubrica "Meteore Viola" di Violanews, oggi ripercorriamo la storia di Tino Costa: il "cannone mancino" arrivato a Firenze nel 2016
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