Nella rubrica "Meteore Viola" di Violanews, oggi ripercorriamo la storia di Tino Costa: il "cannone mancino" arrivato a Firenze nel 2016

Autostop, valigie in lacrime e un tatuaggio: la favola partita da Las Flores

La storia di Tino Costa sembra uscita direttamente da un romanzo sudamericano. Originario di Las Flores, a soli dieci anni lavorava già in una panetteria per aiutare mamma Viviana a tirare avanti la famiglia. Il soprannome "Tino"? Glielo dette il nonno per via della somiglianza con il personaggio di una telenovela. La sua strada verso il professionismo è stata un'odissea: provò a fare un provino con il Boca Juniors andandoci in autostop con il padre, ma la pioggia fece saltare tutto; poi tentò con l'Estudiantes, nascondendo un polso fratturato pur di giocare, finendo per svenire dal dolore al primo contrasto. La svolta arrivò il 16 dicembre 2001 (data che si è persino tatuato sulla pelle): a soli 16 anni salì per la prima volta su un aereo in maglietta e ciabatte, diretto verso l'isola caraibica della Guadalupa. Non sapendo neppure come slacciarsi la cintura di sicurezza, una volta atterrato pianse di solitudine per settimane. Lì lavorava in un supermercato, correva su e giù per le colline alle 5 del mattino e giocava in un torneo amatoriale tra calci volanti e botte da orbi, prima di riuscire finalmente a sbarcare in Francia per iniziare la sua scalata tra Racing Parigi, Pau, Sète e la consacrazione a Montpellier.

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