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“Non devo spiegare niente, ci sono i fatti”: a cosa si riferisce Paolo Vanoli?

Giovanni Zecchi
Giovanni Zecchi Redattore 
“Non devo spiegare niente, ci sono i fatti". Il messaggio di Vanoli a Paratici tra numeri e scelte vincenti

Le parole insegnano, gli esempi trascinano. Solo i fatti danno credibilità alle parole”: è questo ciò che Paolo Vanoli sta cercando di far capire a chi, in questi mesi, si chiede se il prossimo anno potrà guidare o meno la Fiorentina. Perché, in fin dei conti, dopo la vittoria a Verona, il grande tema rimane questo: chi sarà il prossimo allenatore a cui Paratici darà le chiavi del Viola Park? Ed è proprio dalla sfida del Bentegodi che l’ex Torino ha in mente un unico obiettivo: convincere piazza e dirigenza. Una dirigenza che non l’ha mai abbandonato, ma che sembra comunque orientata a cercare altri nomi per il futuro viola.

Vanoli e parole

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Sulla base di questo ragionamento sono arrivate le dichiarazioni dopo Lecce: “Ultime cinque partite? Mi aspetto tanto da me stesso e dai giocatori. Fino alla fine pretendo molto per rispettare il percorso e per guardare avanti. Dobbiamo costruire una mentalità per il futuro. Mi dà noia il discorso ‘adesso mettiamo i giovani’: mi sembra una mancanza di rispetto per i tifosi”. Frasi non comprese appieno dalla piazza e che Vanoli, nel post Fiorentina-Sassuolo, ha voluto chiarire: “Le mie parole in conferenza sono state travisate. Se non credessi nei giovani, Balbo non lo farei giocare così tanto, anche in partite decisive”. Un messaggio chiaro al gruppo: l’attenzione deve essere sempre massima, fino al termine della stagione. Nessuna chiusura verso i giovani, ma piuttosto un richiamo alla responsabilità per una squadra che ha deluso, in lungo e in largo, una piazza dalle aspettative altissime.

Largo ai fatti

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Poi, nel corso della conferenza post partita di ieri, Paolo Vanoli ha voluto lanciare un messaggio anche alla dirigenza: “Non devo spiegare niente, ci sono i fatti. Amo questa città, siamo vicini a qualcosa di importante, di bello”. E quali sono questi fatti a cui si riferisce l’allenatore viola? Innanzitutto la classifica: la Fiorentina è a +9 dalla zona retrocessione e accarezza da diverse giornate l’idea della salvezza. Merito di numeri importanti: il gruppo guidato da Vanoli ha raccolto 24 punti in 15 partite nel girone di ritorno, con una media di 1,6 punti a gara (molto simile a quella di Raffaele Palladino, 1,7) e un ottavo posto nella classifica generale.Dal suo arrivo, invece, la Fiorentina ha collezionato 33 punti, con una media di 1,38 a partita, posizionandosi al nono posto. Goretti e Ferrari gli avevano chiesto di salvare una squadra quasi spacciata, e lui lo sta facendo. Questo dicono i fatti. (TUTTE LE STATISTICHE)

Scelte vincenti

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Non solo numeri, però. Perché poi in campo ci vanno i calciatori. Ed è proprio da lì che Vanoli ha iniziato a costruire la salvezza della Fiorentina. L’allenatore viola ha ricostruito uno spogliatoio che sembrava smarrito, trasformando alcuni uomini in leader. Emblematico il passaggio della fascia di capitano da Ranieri a De Gea, così come la scelta di puntare su Fagioli a centrocampo senza abbandonarlo alle prime difficoltà, come invece fatto dal suo predecessore. Senza dimenticare il ruolo inedito di Fabiano Parisi, che sulla destra non solo ha ritrovato il talento mostrato a Empoli, ma è diventato uno dei giocatori più importanti della rosa. Una rosa che, proprio a partire da Parisi, ha dovuto fare a meno di elementi chiave, come lo stesso ex Empoli e Moise Kean.Vanoli si è adattato e, nonostante tutto, sta riuscendo là dove pochi mesi fa sembrava impossibile anche solo mettere in campo una squadra con una parvenza di gioco.

Futuro

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Basteranno questi fatti per convincere Fabio Paratici a puntare su di lui? Difficile dirlo. La reazione del Franchi al presunto cambio di Nicolò Fagioli, poi corretto con l’uscita di Mandragora, è stata abbastanza chiara: la piazza fiorentina sente il bisogno di ripartire da zero. Altrimenti, la prossima stagione rischia di iniziare sulla falsa riga di quella che si sta per concludere. Al primo cambio discusso, il tifo potrebbe voltare le spalle a Vanoli, innescando una reazione a catena dannosa per tutto l’ambiente. Nonostante ciò, resta doveroso riconoscere quanto fatto fin qui dall’ex Torino. A dicembre, la salvezza sembrava un miraggio; oggi è una realtà concreta. E Vanoli continuerà fino alla fine a dimostrare che, quando i fatti parlano così chiaramente, c’è davvero poco da spiegare.