Da virgulto del vivaio viola a trascinatore di altre piazze in Serie A, fino alla carriera da tecnico. La storia di Luca Vigiani.
La gente contenta e la squadra che gioca… Un solo Vanoli al comando
La lunga gavetta: quando la provincia diventa un’occasione
Lasciata Firenze nel 1996, Vigiani comincia un percorso molto diverso da quello immaginato negli anni del settore giovanile. Passa al Fiorenzuola in Serie C nella stagione 1996-97, dove trova pochissimo spazio, poi al Saronno e soprattutto alla Lodigiani. È nella Capitale, lontano dai riflettori della Serie A, che riesce finalmente a trovare continuità e a costruire la propria identità da calciatore. Non è un numero dieci né un centrocampista appariscente. Sa però interpretare più posizioni, corre, si inserisce e offre equilibrio. Nel corso della carriera verrà utilizzato come interno, esterno destro e, nelle situazioni di emergenza, persino come attaccante (tra l’altro, proprio contro la Fiorentina nel match del Dall’Ara di agosto 2009 dove fa coppia con Osvaldo per i rossoblu). Caratteristiche che gli consentiranno di ritagliarsi uno spazio importante in tante squadre diverse. Dopo tre stagioni e circa settanta presenze con la Lodigiani, nel 2001 arriva la chiamata della Pistoiese e il ritorno in Toscana. Il primo anno, però, è segnato da un grave infortunio che limita la sua esperienza in Serie B a poche apparizioni, appena 5 condite comunque da un gol. La squadra retrocede, ma Vigiani resta e riparte dalla Serie C1. Sulla panchina arancione arriva Walter Mazzarri. È un incontro destinato a cambiare la carriera di entrambi: l’allenatore livornese ne apprezza la disponibilità tattica e la capacità di adattarsi alle esigenze della squadra. Vigiani conquista una maglia da titolare e, nell’estate del 2003, segue Mazzarri al Livorno. Proprio lì comincia la parte più importante della sua vita calcistica.
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