Faith Terim ricorda la sua esperienza alla Fiorentina, il primo incontro con Rui Costa, Di Livio e Torricelli ed il legame speciale nato con Firenze

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Quando arrivò alla Fiorentina, Fatih Terim portò con sé qualcosa di profondamente diverso rispetto alle abitudini di Firenze e, più in generale, del calcio italiano dell’epoca. Come si legge su Gazeteoksijen.com, queste le sue parole:

L’Italia non era esattamente una nazione calcistica aperta al mondo esterno allora. In Italia, molti hanno voce in capitolo sulle questioni calcistiche. Non tutti la pensano sempre allo stesso modo, e possono nascere problemi, ma ognuno è fermamente convinto della propria opinione sul calcio nazionale. Per fare un esempio: all’epoca, in Serie A c’erano solo due allenatori stranieri. Uno era Sven-Göran Eriksson, che vantava già oltre 10 anni di esperienza con Roma, Fiorentina, Sampdoria e Lazio. L’altro ero io, al mio primo anno in Italia
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Per Terim, arrivare a Firenze dopo aver conquistato la Coppa UEFA alla guida del Galatasaray rappresentò sicuramente un vantaggio. In quel periodo il club turco aveva conquistato grande rispetto non soltanto grazie ai risultati raggiunti, ma anche per il tipo di calcio proposto.

Prima di spiegare ai miei giocatori cosa avevamo pianificato insieme, davo loro alcune informazioni di base sulla mia vita, la mia carriera e i miei compagni di squadra. Poi spiegavo il modello di gioco che avevamo in mente

Terim ricorda anche un particolare episodio avvenuto nello spogliatoio al termine del suo primo discorso alla squadra:

C’era qualcosa di strano. I giocatori rimasero in silenzio per un po’. Proprio mentre li ringraziavo e mi dirigevo verso il mio spogliatoio, vidi alcuni di loro avvicinarsi. Il capitano Rui Costa, insieme a Di Livio e Torricelli, rappresentanti della filosofia juventina, dissero: "Mister, questo è un nuovo stile di gioco per noi, ma non si preoccupi, giocheremo così anche tra due mesi". Credo che il forte legame tra noi e la gente della Fiorentina e di Firenze, rimasto intatto per oltre un quarto di secolo, sia legato all’energia che si sprigionò da quello spogliatoio quel giorno.

Quella Fiorentina, secondo Terim, riuscì infatti ad andare oltre i canoni tradizionali del calcio italiano. Era una squadra fedele alle proprie idee e maggiormente orientata alla fase offensiva rispetto a quella difensiva.

Credo che abbiano disputato alcune delle partite più divertenti della Serie A. Oggi il calcio è cambiato, si gioca molto più velocemente di prima. Lo spazio è più prezioso, la pressione è più intensa e le transizioni sono molto più rapide. L’atletismo è essenziale. Il possesso palla e la velocità fisica stanno diventando sempre più importanti. Bisogna riconoscere che l’Italia ha faticato ad adattarsi ai cambiamenti del calcio a partire dalla seconda metà degli anni 2000

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