La conferenza stampa di Fabio Paratici è il tema catalizzante del mondo Fiorentina da 48 ore. Chi si aspettava grandi "titoli" è rimasto deluso, il direttore sportivo è rimasto sul generale su quasi tutto, ha eluso le domande sul budget e su qualsiasi situazione specifica, non ha detto qual è l'obiettivo della Fiorentina per la prossima stagione. L'unico vero titolo è stata la frase sui settimi/ottavi posti per 4 anni di fila: "Non lo accetto" ha detto Paratici, tra le righe anche una critica ai primi 7 anni della gestione Commisso.

IL METRONOMO
Ci ha detto poco o ci ha detto tanto?
Meno parole e (speriamo) più fatti
—Il suo predecessore Pradè, viceversa, raccontava tanto, scendeva nel dettaglio, si sbilanciava di più. Le sue conferenze stampa piacevano a molti, quella di Paratici (e Ferrari) è stata definita "da 0-0". Ora, detto che più che le parole contano chiaramente i fatti (e su quelli Pradè ne è uscito male), credo che l'appuntamento di ieri al Viola Park in realtà ci abbia detto qualcosa di importante, anche oltre le parole.
Più che un ds
—Ci ha detto che Paratici, nella Fiorentina, è qualcosa di più (o forse molto di più) di un semplice direttore sportivo. Lui è quello che detta la linea di tutto il club, che riorganizza l'intera struttura organizzativa, che inserisce nuove figure e ridefinisce i ruoli di quelle già presenti. Tutta roba che avevamo abbondantemente intuito e che si è già iniziata ad intravedere in questi mesi, ma ieri abbiamo avuto la conferma. Paratici parlava quasi da direttore generale, anche se la carica formale ce l'ha quello che gli era seduto accanto, o in certi passaggi quasi da amministratore delegato. Non avrà (forse) carta bianca totale, ma di certo ha un'autonomia forte, come pochi altri dirigenti nel calcio moderno.
Le chiavi della Fiorentina
—E probabilmente è anche per questo che ha accettato la proposta della Fiorentina a gennaio e ha declinato i recenti interessamenti di altri club. Commisso, insieme allo stesso Ferrari, hanno delegato a Paratici la figura dell'uomo forte, un segnale - finalmente - di autocritica nella stagione più difficile, quasi la mossa della disperazione. Come dire, il progetto sportivo di questi 7 anni non ha funzionato, ora tocca a te costruirne uno diverso. Una bella sfida, e una grande responsabilità, per il "(più che) direttore sportivo" viola.
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