L'allenatore viola si assume la responsabilità del cattivo approccio e rilancia il progetto di crescita. Ma i 14 gol subiti in sei giornate e un calendario complicato impongono risposte concrete.
VIDEO VN - Vanoli si smentisce da solo, tutto da buttare
La pazienza è una componente fondamentale di ogni progetto tecnico, ma nel calcio deve essere accompagnata da segnali tangibili di crescita. È il confine sul quale si muove oggi Paolo Vanoli, chiamato a costruire una nuova identità per la Fiorentina senza perdere di vista un presente che continua a presentare difficoltà. La sconfitta di Genova riporta al centro una questione già emersa nelle prime giornate: quanto tempo serve a questa squadra per trovare la quadra e, soprattutto, quali progressi è lecito aspettarsi nel frattempo?
Il bilancio dopo sei partite è preoccupante: sette gol realizzati e quattordici subiti. Numeri che raccontano le difficoltà di una formazione ancora alla ricerca del giusto equilibrio, incapace di trovare continuità e di gestire con lucidità tutti i momenti della gara. A Marassi, in particolare, la Fiorentina ha pagato un approccio completamente sbagliato, come riconosciuto dallo stesso allenatore nel post-partita. Un problema che assume un peso ancora maggiore se si considera che, alla vigilia, Vanoli aveva indicato proprio nella capacità di leggere le diverse fasi della partita un aspetto su cui lavorare dopo la sfida contro il Napoli.
Il precedente della scorsa stagione: la svolta non fu immediata
Per capire il percorso attuale bisogna tornare a un anno fa, quando Vanoli è arrivato a Firenze nel mese di novembre, dopo la sconfitta contro il Lecce che è costata la panchina a Stefano Pioli. Il tecnico si è trovato davanti una situazione ancora più complicata sul piano della classifica: la Fiorentina era ultima e non aveva ancora conquistato una vittoria in campionato. La sua prima partita sulla panchina viola era stata proprio contro il Genoa, un incrocio che oggi riporta inevitabilmente alla memoria quel periodo.Anche allora, però, la soluzione non era arrivata nell'immediato. L'assetto più convincente ha preso forma soltanto a gennaio, quando la Fiorentina è riuscita a mettere insieme quattro risultati utili consecutivi contro Cremonese, Lazio, Milan e Bologna. In quel percorso è stato determinante il cambio di modulo e l'arrivo a gennaio di giocatori come Manor Solomon, attraverso il quale la squadra riuscì progressivamente a trovare un equilibrio migliore.
È un precedente che invita a non formulare giudizi affrettati, ma che non può diventare un alibi. Ogni squadra ha una storia diversa e il fatto che Vanoli abbia avuto bisogno di tempo nella passata stagione non garantisce che lo stesso percorso possa ripetersi. La lezione da recuperare, semmai, è un'altra: quando il lavoro dell'allenatore comincia a produrre risultati, devono emergere cambiamenti riconoscibili nell'organizzazione e nel rendimento collettivo.
Vanoli si assume le responsabilità, ma il problema resta
Dopo la sconfitta di Genova, l'allenatore non ha cercato giustificazioni. "Abbiamo sbagliato completamente l'approccio", ha ammesso, aggiungendo una considerazione significativa: «Sono stato io a non far capire ai giocatori dov'eravamo». Parole che riconoscono una responsabilità tecnica precisa, senza limitarsi a richiamare la giovane età della rosa o la necessità di costruire un gruppo.La Fiorentina, infatti, ha bisogno di crescere anche nella gestione delle partite. A Marassi la squadra ha giocato piano nel primo tempo, concedendo agli avversari la possibilità di prendere il controllo della situazione. Il gol del Genoa è arrivato dopo una respinta poco efficace di De Gea su una conclusione di El Shaarawy, con Ellertsson pronto a servire Osmajic, lasciato solo per la conclusione vincente. Un episodio che chiama in causa la gestione della situazione difensiva, ma che si inserisce in un bilancio complessivo di quattordici reti incassate in sei giornate.
Vanoli ha sottolineato anche la reazione della ripresa, senza nascondere ciò che non ha funzionato: "Dopo il gol dovevamo far girare il pallone meglio". E ancora: "Dobbiamo diventare ancora squadra" . Il tecnico ha parlato di uno "schiaffo "di salute", confidando nella capacità del gruppo di reagire, ma ha individuato anche una priorità inequivocabile: "Dobbiamo prendere meno gol".
La questione, dunque, non riguarda soltanto il tempo necessario per assimilare un sistema di gioco. Riguarda la capacità della Fiorentina di trasformare il lavoro quotidiano in comportamenti concreti, dalla lettura delle partite alla gestione dei momenti di difficoltà.
Dal Como alla Juventus, il tempo passa dai risultati
Le prossime settimane offriranno a Vanoli un banco di prova significativo. Nel giro di un mese la Fiorentina affronterà Como, Inter, Atalanta, Sassuolo e Juventus: un calendario impegnativo, nel quale sarà necessario trovare punti e, contemporaneamente, consolidare le certezze ancora mancanti.L'allenatore ha ribadito di considerare la squadra talentuosa e dotata di prospettiva, ricordando di aver utilizzato le tre settimane di lavoro per inserire il proprio metodo. Ha anche spiegato che alcuni giocatori, come Oulai e altri giovani, devono ancora comprendere il calcio italiano, un processo che passa inevitabilmente attraverso l'esperienza e la possibilità di scendere in campo.
La crescita, però, non può essere soltanto una promessa rinviata al futuro: è stato capitan De Gea ad ammettere che serve tempo, sì, ma che il calcio non ti aspetta. Il precedente della scorsa stagione dimostra che Vanoli può aver bisogno di tempo per trovare l'assetto migliore. La Fiorentina attuale deve però cominciare a mostrare segnali di evoluzione, soprattutto nella solidità difensiva e nella capacità di affrontare le partite con il giusto atteggiamento.
La seconda sosta stagionale potrà rappresentare un primo momento utile per valutare il lavoro svolto, non una scadenza entro cui pretendere una squadra perfetta. Da qui ad allora, tuttavia, i viola dovranno dimostrare che il percorso intrapreso ha una direzione precisa. Perché concedere tempo a un allenatore è legittimo, ma il tempo deve servire a costruire qualcosa. E a Firenze, dopo la caduta di Genova, i primi segnali non possono più essere rimandati.
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