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Dossier stadio: cronistoria, l’ultima mossa di Commisso e i prossimi passi

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La storia travagliata di Commisso e lo stadio Franchi, dal 2019 una lunga lista di scontri e occasioni mancate: Nardella, Mercafir, Funaro e Campi Bisenzio
Paolo Poggianti Redattore 

Oggi è stato il giorno dell'ultimo saluto e dell'omaggio a Rocco Commisso. A New York, alle 16 italiane, sono tenute le esequie alla St. Patrick’s Cathedral sulla Fifth Avenue. Lunedì prossimo alle 18 in Duomo ci sarà invece la messa solenne per il grande ricordo della Fiorentina e di tutta Firenze. Stasera le porte storiche della città si sono illuminate di viola per ricordarlo. Oltre alla famiglia e allo stato maggiore della Mediacom, da Firenze sono arrivati in molti, per rendere omaggio allo scomparso presidente gigliato. A cominciare dal direttore generale Alessandro Ferrari, l'ex Ds Daniele Pradè e il responsabile dell’area medica Luca Pengue. E poi gli amici più stretti nel suo periodo fiorentino, come l’architetto Marco Casamontie il costruttore Giovanni Nigro. Anche la sindaca Sara Funaro sarà presente ai funerali, così come l'ex sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini con cui ha prima immaginato e poi ha visto realizzarsi il Viola Park. L'esponente politico con cui senz'altro ha instaurato i rapporti più stretti e duraturi. Con altri la dialettica, specie sullo stadio Franchi, è stata a volte dura, fino a tracimare nello scontro.

Infrastrutture e investimenti

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Dal giugno 2019, quando acquisì la Fiorentina, Rocco Commisso volle subito puntare sul rinnovo delle infrastrutture per il club. Il successo e vero fiore all'occhiello della sua gestione è il centro sportivo di Bagno a Ripoli, poi intitolato a lui: il Rocco B. Commisso Viola Park. Diversamente è andata la storia travagliata "assai" (cit) con lo stadio Franchi. Un rapporto fin da subito tormentato quello tra Commisso e il progetto stadio, con i vari interlocutori che si sono susseguiti. Tra inquilini di Palazzo Vecchio e le altre istituzioni, cittadine e non solo. Dal 2019 in poi una lunga lista di scontri e occasioni mancate. In principio fu la Mercafir, poi Campi Bisenzio, fino al braccio di ferro sul Franchi, bloccato dai vincoli della Soprintendenza e poi interessato dal restyling con fondi Pnrr. Deluso e amareggiato, Commisso aveva definito lo stadio il suo «grande fallimento».

Il concorso internazionale 

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L'allora sindaco Dario Nardella ottenne 150 milioni di euro dal Piano Nazionale Complementare, parallelo al PNRR, nell’ambito della programmazione Cultura. Nel 2021 il Comune di Firenze decise di indire un concorso internazionale per l’ammodernamento dello stadio. Fu vinto dallo studio Arup con il progetto dell’architetto David Hirsch, senza poter toccare la struttura originaria di Nervi. Un progetto di cui la Fiorentina ha soltanto potuto prendere atto, dovendo ancora chiarire in che modo e a che livelli questa ristrutturazione avrebbe portato e porterà concreti miglioramenti al club e ai suoi tifosi.

Un passo indietro

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Il “controllo totale” ricercato da Commisso su un impianto poteva essere ottenibile fuori Firenze: il Comune di Campi Bisenzio, nell’hinterland fiorentino, mise a disposizione dei terreni su cui il presidente firmò un’opzione di acquisto, così spiegò Commisso a giugno 2020:

Si tratta di 36 ettari e mezzo sufficienti per fare tutto quello che vogliamo fare. Lo stadio e pure i parcheggi e l’area commerciale.

Poi si mise di mezzo il combinato disposto di logiche politiche e di una implicita punta di campanilismo. Il presidente della Toscana Eugenio Giani mise in guardia sul rischio idrogeologico presente nell’area, effettivamente poi interessata dall’alluvione di Campi nel novembre 2023. Con l'ausilio di Nardella il focus fu rispostato sul Franchi (per non lasciare la patata bollente a Palazzo Vecchio con uno stadio senza più la Fiorentina e senza uno scopo). Il dialogo tra l'allora sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi (ora segretario regionale del PD) e la Fiorentina si fermò. E, sarà stato un caso, il giorno dopo un colloquio tra Fossi e Commisso, il primo cittadino venne convocato in Palazzo Vecchio da Giani e Nardella...

Bastoni tra le ruote

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Per la questione Franchi la proposta iniziale del fondatore di Mediacom era semplice: demolizione e ricostruzione sullo stesso sito di un nuovo impianto, il tutto a spese proprie. Il “no” della Soprintendenza a tutela del «monumento», così lo definiva pedissequamente e burocraticamente l’allora soprintendente di Firenze Andrea Pessina, era dietro l’angolo. A inizio 2021 Commisso incassò il no definitivo del Ministero dei Beni Culturali su un’ipotesi di abbattimento anche solo parziale del Franchi. Il patron viola a quel punto fu categorico:

Vedo che c’è più interesse a conservare una struttura fatiscente di cemento armato di 90 anni che permettere ai tifosi di assistere a un evento sportivo con tutti i servizi moderni e i comfort di uno stadio all’avanguardia che Firenze avrebbe meritato. Il tema Stadio Franchi per la Fiorentina è chiuso.

L'eredità sullo stadio

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Ciclicamente ipotizzata, l'ipotesi di project financing a cui parteciperebbe la Fiorentina sembra ora potersi realizzare. La società metterebbe i soldi mancanti in cambio, come da normativa, di agevolazioni sulla convenzione di utilizzo della struttura. Pochi giorni prima della scomparsa di Rocco Commisso, la Fiorentina infatti ha compiuto una mossa di grande rilievo sul fronte stadio, inviando al Comune di Firenze i primi documenti per partecipare al progetto legato al secondo lotto del restyling del Franchi. La proposta prevede un contributo privato per colmare il gap economico dell’opera — stimato tra i 60 e gli 80 milioni - in cambio di una concessione pluridecennale dell’impianto. Una cifra che potrebbe ridursi grazie ai fondi legati a Euro 2032. Un accordo di questo tipo darebbe al club certezze gestionali e un asset patrimoniale strategico, utile sia per il rilancio sia in caso di una futura vendita. Con il cantiere avviato, l’orizzonte di Euro 2032 e rapporti più distesi tra Catherine Commisso e la sindaca Sara Funaro, la mossa sul project financing potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase. E, forse, di una storia diversa per il Franchi e per la Fiorentina. La svolta nel segno di Rocco, a quasi sette anni dal suo avvento a Firenze. Una nuova eredità da lasciare alla città che aveva scelto per la sua avventura nel calcio.

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