Tutto è bene quel che finisce bene e per la Fiorentina, ieri, è finita addirittura benissimo. Dovevano vincere, i viola, e hanno vinto. E nel calcio si sa, piaccia o non piaccia, alla fine quello conta: il risultato. E pazienza se la partita (soprattutto nel primo tempo) è stata parecchio più complicata del previsto. L'obiettivo ora come ora è fare punti, garantirsi la miglior posizione possibile (o primo secondo posto magari) nella classifica del maxi girone senza perdere calciatori e senza far sforzi eccessivi e concentrare le attenzioni maggiori sul campionato. Perché sia chiaro, e Palladino aldilà delle dichiarazioni di facciata lo sa benissimo, in questa fase le due competizioni non hanno ne lo stesso valore ne la stessa difficoltà e non a caso, il mister, sta usando sostanzialmente due formazioni diverse. Una per per la serie A, ed una per la Conference.


L'imbucata
La Fiorentina 2 esiste e resiste. Contro la Roma per la spallata, sperando in Kean
Certo, Palladino fa benissimo a dire che non è vero, che ogni volta sceglie la miglior squadra possibile per quella determinata partita, ma basta guardare i minutaggi o le scelte fatte nei match più impegnativi per capire quale sia la realtà. La vera domanda quindi è: la Fiorentina se lo può permettere? La risposta, per quanto si è visto in queste due prime giornate europee (e volendo ci potremmo mettere anche i due match del playoff) è no. O meglio. Forse se lo può permettere in questa fase in cui gli avversari sono davvero di bassissimo profilo ma quando il gioco si farà (un po') più duro il mister dovrà necessariamente rivedere la gestione della rosa. Tra l'altro, e così torniamo per un attimo alla vittoria sul San Gallo, io non sono nemmeno così convinto che per certi impegni la “Fiorentina 2” basti. Contro i New Saints per esempio c'era stato bisogno dell'ingresso dei titolari e anche ieri, per la verità, per tutto il primo tempo i viola hanno dimostrato le stesse, identiche difficoltà evidenziate all'esordio.
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Del resto, quelli sono i vari Kayode, Quarta, Ikonè, Sottil e Kouame. O qualcuno sul serio pensa che la doppietta del francese o che la bella prova di Riccardo possano valere una svolta? Quante volte, in passato, ci siamo illusi? Meglio non volare con la fantasia insomma anche perché, per almeno 45', anche l'11 e il 7 son stati più o meno quelli di sempre. Teniamoci quindi la loro risposta nella ripresa, ma fermiamoci lì e rendiamoci conto che quando ci sarà bisogno di ruotare anche in campionato, o quando il coefficiente di difficoltà si alzerà anche in Conference, ci sarà il (serio) rischio di pagare dazio.
Per il momento comunque, e così torniamo al punto di partenza, va benissimo così. La attenzioni adesso, si spostano sulla Roma. Una sfida che può rappresentare una straordinaria occasione per dare ai giallorossi una spallata magari non decisiva (è troppo preso) ma sicuramente pesante e dolorosa. Quella di Juric infatti è una squadra senza certezze, terrorizzata dalle possibili contestazioni e (probabilmente) con la testa e il cuore ancora a Daniele De Rossi. Per questo sarà determinante partire forte, giocando sulle loro paure. Per farlo però, sarebbe fondamentale poter contare su Moise Kean. E' lui per il momento, molto più di Gudmundsson, il punto di riferimento della Fiorentina. Quello sul quale si poggia praticamente tutto il nuovo progetto tattico di Palladino. Soltanto grazie al suo lavoro infatti, i viola possono abbassare il baricentro e giocare un calcio diretto sul centravanti per poi andare in aggressione sulle seconde palle. La speranza quindi, è che dall'allenamento di oggi arrivino notizie positive.
Perché il mister può dire quello che vuole (e fa benissimo a farlo) ma in rosa non sono tutti uguali e doversi giocare quello che ora come ora rappresenta un vero e proprio scontro diretto senza Gud e magari senza il centravanti titolare vorrebbe dire perdere tante, ma proprio tante delle possibilità di poter fare un altro salto in alto.
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