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I nomi della rivoluzione di Paratici. Pellegrino per Piccoli. Antognoni passa al Nì

I nomi della rivoluzione di Paratici. Pellegrino per Piccoli. Antognoni passa al Nì - immagine 1
Una Fiorentina giovane e forte: la legge Paratici entra in vigore e la rivoluzione inizia ad avere i suoi primi nomi
Enzo Bucchioni Editorialista 

È partita la rivoluzione annunciata da Paratici per dare basi solide e un grande futuro alla Fiorentina. Una rivoluzione vera che non guarderà in faccia a nessuno né in società, né dentro la squadra. Un lavoro profondo e probabilmente lungo che finalmente cerca di mettere dentro alla Fiorentina professionisti di valore, uomini di calcio, specialisti in tutti i settori. Un lavoro che risponde a tutte le critiche e le considerazioni fatte nei primi sette anni di Commisso: avevamo ragione. Quando dicevamo “fate qualcosa di calcio”, ve lo ricordate?  Quando sottolineavamo come dentro la società non ci fossero persone “del mestiere”, qualcuno si è pure offeso.

Paratici sta facendo oggi quello che Commisso avrebbe dovuto fare quando è arrivato, chiedere in giro chi fossero i migliori in tutte le branche societarie e portarli in Fiorentina. Non lo ha fatto pensando che da solo potesse risolvere tutto e come è finita lo sappiamo. Ora ci prova Paratici, sperando che sia la persona giusta, alla Juve aveva Marotta, e che non abbia bisogno di troppo tempo.

Duplice lavoro

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Il lavoro è duplice, ovviamente. Fortificare la società al suo interno, nella managerialità e cambiare quasi totalmente il comparto calcio, soprattutto attorno alla prima squadra. I nuovi arrivati sono molto bianconeri, ma non meravigliamoci. Paratici non sta juventinizzando la Fiorentina (sarebbe una bestemmia), semplicemente chiama al Viola Park figure con le quali ha già lavorato, stima e si fida.

Quando ci chiedevamo se avrà carta bianca, da queste prime mosse pare di capire che abbia davvero potere assoluto. In società sono arrivati Paolo Morganti responsabile del Viola Park, Francesco Picciotto al marketing, Lorenzo Giani, Moreno Zebi e Niccolò Orlandini all’area scouting (era un vero disastro), controllo dei giocatori in prestito. Altri cambi sono in arrivo per quanto riguarda la comunicazione e il team manager con altri uomini legati a Paratici, ovviamente. Il settore medico se non cambierà il responsabile Pengue, probabilmente sarà potenziato e cambierà modus operandi. Tutte le figure scelte risponderanno al direttore sportivo. Il depotenziamento di Ferrari sembra nelle cose, alla fine è probabile che di calcio non si occuperà proprio più rimanendo nel settore economico e più probabilmente nei rapporti con il comune per lo stadio. Vedremo.

Rivoluzione della squadra

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Per quanto riguarda l’altro binario parallelo della rivoluzione, la squadra, il campo, la decisione di prendere Grosso già molti mesi fa è stata il primo tassello. Dal Milan, ma già prima alla Juve, è arrivato in queste ore Claudio Filippi, un preparatore dei portieri ritenuto un vero e proprio guru. Dovrebbe arrivare anche lo spagnolo Abella come match analyst.

E pure la squadra sarà cambiata radicalmente, come vi abbiamo sempre scritto. È la legge Paratici, nessuno è incedibile, qualsiasi operazione si può fare in nome e per conto di un solo obiettivo: costruire una squadra vera, mettere assieme giocatori che per caratteristiche tecniche e personalità stiano bene assieme.

L’Atalanta ha costruito negli anni la grande squadra che ha ora vendendo tutti i giocatori che avevano mercato ad una condizione: sapere già dove andare a reinvestire. Vendere benissimo per comprare ancora meglio. Uno slogan che sembra una banalità, ma negli anni scorsi il fallimento viola è nato proprio qui. Se vendi Vlahovic e spendi in Cabral e Ikonè c’è qualcosa che non torna. Se lasci andar via Torreira e prendi signori nessuno, una squadra non la costruirai mai. Infatti, la Fiorentina ha rischiato la serie B proprio per questo, non sono state costruite delle basi forti, alle prime avversità si è sgretolato tutto. Se cercate ancora delle risposte all’anno orribile, la verità è tutta qui.

Mercato

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E allora siamo al mercato. Kean può partire? Assolutamente sì. È ovvio che sia forte, che di pancia tutti lo terremmo, ma se arrivano quaranta milioni (bella plusvalenza) da reinvestire, abbassi il monte ingaggi, togli un giocatore non facile da gestire, magari prendendo Pellegrino del Parma e il giovane Koleosho, ci puoi guadagnare nella costruzione della squadra. A proposito di Pellegrino. E’ valutato dal Parma una ventina di milioni. Tanti. Potrebbe però nascere uno scambio con Piccoli in Emilia per ritrovare la sua dimensione. Se ne parla.

Può partire De Gea? Assolutamente sì perché ha 37 anni, non può essere al centro di un nuovo ciclo, perché non gioca con i piedi, perché guadagna tanto. Basta trovare la squadra che ti consenta di recuperare qualche milione e che lui accetti. Mandas della Lazio è un buon portiere, ma anche Falcone del Lecce.

Può partire Fagioli? Perché no. Se arrivano 40-50 milioni dalla Premier dopo si può andare a chiedere Lipani al Sassuolo, che in prospettiva può diventare tanta roba e magari prendere quel difensore brasiliano del Lille, Alexsandro, del quale si parla.

Insomma il quadro si sta delineando, il giro dei nomi sarà notevole con una convinzione: serviranno almeno quattro esterni per il 4-3-3 di Grosso. Cancellieri piace, ma anche Lang del Napoli prestato in Turchia. Per il resto, Comuzzo potrebbe andare in prestito a maturare in una società con un allenatore bravo, qualche giovane della cantera Viola sarà valorizzato e aggregato, si cercheranno tanti italiani.

Insomma società forte, perché una società forte e organizzata può aiutare la squadra a crescere. Squadra ringiovanita, molto tecnica, capace di un calcio moderno e veloce, fatta con giocatori che abbiano fame e voglia di crescere. Queste le due strade parallele di Paratici.

Situazione Antognoni

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Chiudo con Antognoni e i cento anni, dal netto No dei giorni scorsi è passato al Nì. E’ una apertura evidente, c’è una riflessione in corso che non so dove porterà. Probabilmente non vuole deludere i suoi tifosi, sa bene che la storia della Fiorentina è lui e non lo sarà mai nessuno di quelli che ci sono ora in società. Ma, ripeto, è una decisione solo sua. Ha sofferto per questo ostracismo e la sofferenza è qualcosa di individuale. Deciderà per quello che gli dirà la sua coscienza viola.