Fagioli mezzala: ecco come l'esperimento è risultato vincente. L'eredità di Verratti e le nuove possibilità per Vanoli e la Fiorentina
Azzurri pizzicati nell’orgoglio, reazione da italiani. Vanoli, adesso pizzica i nostri viola
Il modello Verratti e la complementarità con Frattesi
L'Italia dispone di grande abbondanza a centrocampo - Barella, Frattesi e Tonali solo per citarne alcuni. Non considerando le figurine, ciò in cui Fagioli riesce a differenziarsi sono le caratteristiche. In azzurro - pensando banalmente all'ultima Italia di Gattuso - è sempre mancata una mezzala di qualità, in grado sia di palleggiare che di imbucare in profondità i compagni. Un profilo alla Verratti. L'ex PSG in Nazionale non ha infatti lasciato, almeno fino a oggi, un vero successore. Proprio come interno di sinistra, negli anni d'oro dell'Europeo conquistato, agiva Verratti, affiancato da un metodista puro come Jorginho e da una mezzala box-to-box come Barella. Un'architettura che, in qualche modo, Mancini ha in qualche modo provato a riproporre a Bursa con interpreti differenti: Tonali in cabina di regia, Frattesi sul centro-destra a fare le veci di Barella e Fagioli a presidiare il centro-sinistra.
Lo stesso Mancini, nei giorni precedenti la gara, aveva tracciato chiaramente il perimetro tattico di Fagioli, paragonandolo proprio all'ex Pescara: una mezzala capace di gestire i tempi del possesso come un interno classico, pur conservando la tecnica per ricoprire all'occorrenza il ruolo di regista davanti alla difesa.
Le statistiche e le heat-maps del match di Bursa certificano quanto le due mezzali azzurre abbiano agito in maniera speculare sul piano del posizionamento, ma del tutto complementare per attitudine.
Fagioli ha completato 36 passaggi su 40, con il 90% di precisione, mantenendo la stessa percentuale anche nella metà campo avversaria: 26 passaggi riusciti su 29. Nella propria metà campo è arrivato addirittura al 91%, con 10 passaggi completati su 11.
Non ha prodotto passaggi chiave e non ha avuto un impatto diretto sul tabellino, ma il suo contributo va letto in una dimensione diversa: far circolare il pallone, offrire una soluzione, accompagnare il possesso e dare continuità alla manovra.
Frattesi, al contrario, ha avuto un peso molto più evidente nella rifinitura e nell’attacco dell’area. Ha realizzato un gol, prodotto un xG di 0,54 e un xGOT (gol attesi nello specchio) di 0,99, oltre a fornire tre passaggi chiave e un xA di 0,20.
Frattesi ha avuto 57 tocchi, contro i 50 di Fagioli, ha percorso 191,4 metri palla al piede contro i 170,7 del viola e ha effettuato 31 corse contro le 29 del compagno.
Ma la differenza più significativa emerge quando si guarda alla produzione offensiva. Fagioli ha effettuato un solo dribbling, riuscito, e non ha calciato verso la porta. Frattesi ha invece concluso una volta, trovando il gol, e ha trasformato quella maggiore presenza offensiva in una produzione concreta.
Anche i tre passaggi chiave rispetto agli zero di Fagioli raccontano una diversa interpretazione del ruolo. Eppure Frattesi non è stato semplicemente il giocatore offensivo e Fagioli quello del possesso. Il primo ha vinto 4 duelli a terra su 6, completato tre contrasti su tre e registrato un intercetto; il secondo ha vinto due dei cinque duelli a terra, completato un contrasto su uno e recuperato quattro palloni, esattamente come Frattesi.
La differenza, quindi, non è tra una mezzala che attacca e una che difende. È soprattutto tra due modi diversi di occupare lo stesso ruolo.
Se Fagioli ha rappresentato maggiormente la mezzala associativa, Frattesi è stato l’uomo dell’inserimento. Ed è proprio questa differenza ad aver reso complementari i due.
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