Il messaggio della Fiorentina è arrivato in estate, ma andrebbe ribadito di persona e non veicolato in fretta e furia dopo le sconfitte: l'editoriale

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Se non siamo al punto di partenza, poco ci manca. Con tanti saluti alla vittoria sul Venezia, ai bei segnali lanciati nella gara col Napoli, e ad un impatto di Vanoli che tanto bene pareva aver fatto sia alla squadra che all'ambiente. È bastata una (brutta) sconfitta e, un po' come nel Gioco dell'Oca, la Fiorentina si ritrova nella stessa situazione in cui l'aveva lasciata Grosso. Persa tra mille dubbi, altrettante incertezze, e con una città di nuovo in “Bartali Style”: l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare. Possibile? Ovviamente no.

Questa è la realtà

Molto più semplicemente, siamo alle prese con quel processo di crescita che non poteva che portare con sé (anche) momenti difficili e dolore cadute. Non penso si vada tanto lontano dall'indovinarci insomma se si ipotizza che la stagione sarà tutta un po' così. Due o tre partite fatte bene, qualche battuta a vuoto, picchi improvvisi in un senso o nell'altro. È questo il prezzo da pagare quando ci si mette in testa di costruire una squadra giovane ma, soprattutto, piena di ragazzi che stanno muovendo soltanto adesso i primi passi in Italia. Senza dimenticare che ogni rivoluzione è di per sé un evento traumatico e, come tale, destinato a lasciare scorie. Vale sempre la pena insomma ricordarsi quanto detto da Paratici ad inizio stagione (“sono disposto ad arrivare un anno 14mo se questo mi serve per arrivare poi sesto, quinto o quarto”) e al concetto di “annata di costruzione e transizione” sottolineato più volte.
Imbucata Commisso Paratici

Ma dirlo in prima persona?

Ecco. Semmai potremmo dire al diesse e al resto della dirigenza che dopo sconfitte come quella di sabato sarebbe giusto farsi vedere e ribadirlo ancora, a costo di apparire noiosi e ripetitivi. Una roba del tipo: “Approcci come quello di oggi non si possono accettare ma sono lezioni e musate che servono per crescere. Chiediamo pazienza ed equilibrio, perché questo campionato deve servirci proprio a mettere basi solide per il futuro”. E invece non si è visto nessuno (e non è una novità) salvo poi far la corse nelle ore successive a far passare certi messaggi. Sembra un dettaglio, ma non lo è. Perché un conto è veicolare un pensiero e un altro, soprattutto agli occhi del tifoso, è metterci voce e faccia in prima persona.

Però serve una sveglia

Nel frattempo, è giusto cercare di tenere una linea senza lasciarsi andare agli eccessi. Capisco sia dura, e capisco che la gente non ne possa più di aspettare. Anche perché tra un'annata di transizione e un altro campionato a lottare nei fondacci della classifica c'è una bella differenza. La Fiorentina insomma deve darsi una svegliata, e togliersi dai guai il prima possibile. Il rischio, altrimenti, è perdere quella spensieratezza che dovrebbe essere risorsa e arma in più per un gruppo così giovane e pieno di talento. Sarebbe pericoloso, oltre che un peccato.

Vanoli segua le sue idee

Chiudo sulle scelte di Vanoli. Sarei poco serio se lo accusassi adesso di aver scelto Oulai e Valdepenas visto che nelle scorse settimane ho detto e ripetuto che aveva poco senso rimandare certe prove (serie) sul campo se l'obiettivo in prospettiva era costruire una Fiorentina che potesse permetterseli. Il problema è in quanto aveva detto il mister prima della sosta quando, a domande dirette, aveva risposto che lui non poteva permettersi “di pensare ai singoli” ma che doveva “ragionare sulla squadra e sui suoi equilibri”. Vien difficile insomma pensare che in tre settimane di allenamenti (nelle quali tra l'altro non ha praticamente mai avuto Oulai) e senza partite in cui testare certe soluzioni, avesse trovato tutti gli equilibri che cercava. E quando un allenatore sceglie strade che non lo convincono raramente ottiene risultati. Che vada avanti con le sue idee insomma... senza lasciarsi condizionare da niente e da nessuno. E pazienza se (per il momento) non coincidono con quella che ci piacciono di più...

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