L'ad del Genoa Andres Blazquez si racconta: dai problemi con la vecchia proprietà A-Cap al retroscena di mercato su David de Gea

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David de Gea sarebbe potuto diventare un giocatore del Genoa prima di approdare alla Fiorentina. A svelarlo è l'amministratore delegato del club rossoblù, Andres Blazquez, nel corso di una lunga intervista concessa a Diretta.it. Il dirigente ha ripercorso le vicende societarie e giudiziarie legate alla turbolenta gestione della precedente proprietà A-Cap, evidenziando i danni sportivi causati dalle restrizioni economiche imposte all'epoca.

Il retroscena su De Gea e Spence

Parlando delle occasioni mancate a causa delle rigide direttive finanziarie dei vecchi proprietari, Blazquez ha portato ad esempio due nomi pesanti, tra cui l'attuale portiere viola:

Genoa CFC v ACF Fiorentina - Serie A

De Gea ci fu offerto a parametro zero e, ancora una volta, credo che A-Cap abbia detto: "È un portiere vecchio stampo, non dovremmo prenderlo". Le garantisco che se il signor Sucu avesse avuto il controllo all'epoca, avremmo esercitato l'opzione per acquistare David de Gea.

Un rifiuto simile a quello registrato per Djed Spence (oggi all'Inter), per il quale il Genoa possedeva un'opzione d'acquisto da 7 milioni di euro che la dirigenza di A-Cap decise di non esercitare nonostante le insistenze della dirigenza sportiva.

La nuova era con Sucu e lo stato del calcio italiano

Nel corso dell'intervista, l'ad rossoblù ha espresso grande sollievo per l'uscita di scena della precedente gestione e per l'ingresso del nuovo proprietario Sucu, descritto come molto presente e vicino alla squadra. Spostando poi lo sguardo sul panorama complessivo della Serie A, Blazquez ha analizzato le differenze rispetto al passato e i principali limiti del movimento nazionale:

"Penso che l'Italia negli anni '90 fosse il campionato principale, mentre ora, nei cinque campionati top, siamo al quarto posto: c'è un grande divario con gli altri in termini di valore delle rose e diritti TV. La cosa positiva è che, nonostante siamo indietro, il potenziale rimane molto alto".

Infine, un passaggio cruciale è stato dedicato al tema delle infrastrutture, considerato il vero freno a mano per la crescita del calcio italiano:

"Il problema più grande che abbiamo sono le infrastrutture. Gli stadi sono rimasti davvero indietro. Abbiamo un disperato bisogno di nuovi stadi dove poter sviluppare nuove forme di reddito".

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