Per il nuovo episodio di “Meteore Viola” andiamo a ripercorrere la storia di Kevin Diks ed a scoprire che fine ha fatto oggi.
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Il rientro al Vitesse e i primi successi
Nel gennaio 2017 torna in prestito al Vitesse, inaugurando una lunga stagione di partenze e ritorni che lo terrà formalmente legato alla Fiorentina fino al 2021, ma sempre lontano dal capoluogo toscano. Il primo rientro nei Paesi Bassi gli regala subito una soddisfazione: il Vitesse vince la Coppa d’Olanda, il primo grande trofeo della storia del club. Diks entra nei minuti finali della finale contro l’AZ Alkmaar e serve anche il pallone del definitivo 2-0 a van Wolfswinkel (sì, quello affrontato dai viola anche nei preliminari di Conference League con la maglia del Twente). Nella stagione successiva passa al Feyenoord, dove ritrova continuità in campionato, debutta in Champions League contro il Napoli a settembre, e alza un’altra Coppa d’Olanda, oltre alla Supercoppa nazionale. In quella squadra conosce Sofyan Amrabat, al quale qualche anno più tardi parlerà bene di Firenze quando il marocchino sarà vicino ai gigliati. Eppure, il legame con il club viola non riesce a trasformarsi in una seconda opportunità.
Dopo il Feyenoord, Diks trascorre alcuni mesi a Firenze senza trovare spazio (anche a causa di problemi fisici) e nel gennaio 2019 viene inserito nell’operazione che porta Rasmussen dall’Empoli alla Fiorentina. Neppure in azzurro, però, scende in campo: è il passaggio più complicato della sua carriera, tante squadre, poca stabilità, e la sensazione di essere rimasto sospeso tra la promessa che era stato e il calciatore che avrebbe potuto diventare. "Ho vissuto tante cose belle. E' stata la mia prima esperienza all'estero, ma ho la sensazione di avere un conto in sospeso con la Fiorentina perché le cose non sono andate come avrei voluto. Ma questo è il calcio" – dirà in seguito Diks in un’intervista a Gianluca Di Marzio. Diks che in viola visse, purtroppo, anche il dramma legato a Davide Astori: "Ero in prestito in Olanda e avevo letto la notizia alla svelta. Ho scritto subito ad alcuni compagni di squadra. Conoscevo Davide: era uno dei pochi calciatori che parlava inglese. Mi aiutava molto, giocavamo a due tocchi in palestra. La notizia mi ha devastato e sono corso subito in Italia per il funerale”.
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