Viola News
I migliori video scelti dal nostro canale

VIOLA NEWS news viola ultime notizie Paratici durissimo: “Crisi calcio italiano? Colpa dei dirigenti senza visione”

news viola

Paratici durissimo: “Crisi calcio italiano? Colpa dei dirigenti senza visione”

Paratici durissimo: “Crisi calcio italiano? Colpa dei dirigenti senza visione” - immagine 1
Fabio Paratici, rientrato dal vertice negli USA con Commisso, parla a Roma della crisi del calcio italiano: l'affondo sulle seconde squadre
Redazione VN

Fabio Paratici è nel pieno dei lavori per la costruzione della nuova Fiorentina. Il dirigente viola è rientrato da poco dalla trasferta negli Stati Uniti, dove ha avuto modo di confrontarsi faccia a faccia con il presidente Joseph Commisso per pianificare le strategie future del club. Giovedì, insieme al direttore generale Alessandro Ferrari, sarà in conferenza stampa al Viola Park.

Nelle ultime ore, tuttavia, il neo uomo mercato della Fiorentina si è concesso una tappa a Roma, presso il Circolo Canottieri Aniene, in occasione della presentazione del nuovo libro del direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni. Intervenuto direttamente dal palco, Paratici ha toccato temi profondi, focalizzandosi in particolare sulla crisi del calcio italiano, focus centrale dell'opera.

Ecco le sue parole, riportate da TMW, sui difetti strutturali del sistema calcistico italiano:

"È un piacere essere qui. Spesso sento parlare del problema delle scuole calcio a pagamento o del fatto che i ragazzi giochino troppo alla PlayStation, ma confrontandomi con colleghi spagnoli e olandesi ho capito che anche da loro la situazione è identica. Non è questo il fulcro della questione. Il vero nodo è la post-formazione, un tema sollevato anche da mister Claudio Ranieri. Ce lo trasciniamo dietro da 20-25 anni: in Spagna, Olanda e Inghilterra le seconde squadre sono state introdotte un quarto di secolo fa, mentre noi in Italia lo abbiamo fatto solo con quattro club negli ultimi cinque anni. Il problema reale è la mancanza di volontà. La colpa è della classe dirigente, che non ha avuto visione e non ha lavorato in questo senso, evitando di sfidare certe tematiche tecniche. Non abbiamo trovato abbastanza soluzioni".

"Portogallo sforna talenti, noi no"

—  

Paratici ha poi proseguito la sua riflessione spostando l'attenzione sulla metodologia e sulla crescita dei giovani:

"Ho avuto la fortuna di lavorare in grandi club e ho studiato molto, perché mi diverte e mi appassiona. Credo che il problema principale sia innanzitutto formare meglio gli educatori, e di conseguenza gli allenatori dei settori giovanili. La metodologia d’allenamento fa tutta la differenza del mondo: i nostri bambini dal punto di vista motorio sono identici a quelli portoghesi o spagnoli. Inoltre, non serve uno scienziato per capire che non è una questione di strutture. Rispetto al 2006, oggi formiamo molti meno calciatori pur avendo centri sportivi decisamente migliori. Guardiamo il Portogallo: con appena 10 milioni di abitanti sforna un’enorme quantità di talenti che giocano nei top 5 campionati europei. Noi oggi abbiamo appena 3 o 4 elementi in Premier League. I giocatori forti in Italia ci sono, non manca la materia prima. Il problema è che a livello giovanile otteniamo vantaggi grazie alla tattica e non per la qualità pura dei singoli; per questo saremo sempre avanti nei tornei giovanili. A livello qualitativo, però, non formiamo abbastanza giocatori perché non lo facciamo nel modo corretto. Quando nasce un bambino, ha nel DNA la possibilità di diventare un calciatore, poi subentra il percorso di crescita. Secondo me, oggi, non c’è uno studio approfondito dietro a tutto questo".

"Sbagliamo un rigore e la colpa è della FIGC. Il problema è profondo"

—  

In conclusione, l'uomo mercato gigliato ha commentato con un pizzico di amara ironia la tendenza tutta italiana a cercare capri espiatori superficiali:

"Mi fa sorridere quando l’Italia sbaglia un rigore e, un’ora dopo, il problema diventano improvvisamente il presidente federale o il commissario tecnico. Spalletti è un grandissimo allenatore, Mancini ha dimostrato tutto il suo valore e Gattuso ha vinto tantissimo. Abbiamo cambiato tre tecnici, ma il problema è molto più radicato. Le vittorie nei settori giovanili portano lustro, d'accordo, ma io voglio andare al nocciolo della questione. Nel 1990 abbiamo perso una semifinale mondiale ai rigori, nel ‘94 una finale ai rigori, nel ‘98 un quarto di finale sempre dal dischetto. Nel 2002 avevamo forse una delle rose più forti di sempre e nel 2006 abbiamo vinto la Coppa del Mondo. Eppure, in tutto quel periodo, non abbiamo mai vinto un titolo a livello giovanile. L’analisi deve essere molto più profonda: è fin troppo facile dire 'cambiamo il presidente e vinciamo il Mondiale'. È il sistema intero a essere andato in crisi".