La Fiorentina punta a tornare in Europa con 3 milioni totali risparmiati sugli ingaggi. De Gea resta il più pagato e il club cambia strategia sul mercato.

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Tornare a disputare le competizioni europee partendo da un monte ingaggi tra i più contenuti. È questa la sfida che attende la Fiorentina, tanto ambiziosa quanto complessa, considerando anche le difficoltà incontrate nelle ultime stagioni. Durante la sua prima estate alla guida dell’area sportiva viola, Giuseppe Commisso, affiancato dal nuovo direttore tecnico, ha seguito una linea di gestione molto diversa rispetto al passato. Dopo l’ultima sessione estiva, il monte ingaggi della Fiorentina si è infatti ridotto ulteriormente, nonostante il tentativo di costruire una squadra in grado di competere per le posizioni europee. Nell’ultimo anno della precedente gestione, la Fiorentina aveva raggiunto circa 64 milioni di euro di monte ingaggi, mentre oggi la cifra è scesa a circa 61,13 milioni, vale a dire approssimativamente 34,55 milioni netti. Si tratta di circa 3 milioni in meno rispetto alla stagione precedente.

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Davanti alla Fiorentina restano inoltre Inter, Juventus, Napoli, Roma, Milan e Lazio, ma anche Como e Atalanta. Il dato conferma quindi un ridimensionamento del peso salariale della rosa, accompagnato però dalla volontà di continuare a inseguire un piazzamento europeo. Il cambio di strategia emerge soprattutto osservando la composizione degli stipendi. In passato una parte consistente delle risorse veniva destinata a pochi giocatori con contratti particolarmente onerosi. Oggi, invece, la distribuzione appare differente e il club ha cercato di limitare gli accordi economicamente più pesanti.

De Gea resta il più pagato

Nella nuova gerarchia degli stipendi viola, il giocatore con il compenso più elevato è David De Gea. La Fiorentina ha dunque cercato di costruire una rosa con una distribuzione più equilibrata degli ingaggi, evitando per quanto possibile di concentrare una parte troppo ampia del budget su pochi elementi. Un contributo importante alla diminuzione del monte stipendi è arrivato anche dalle numerose partenze. L’uscita di diversi protagonisti della precedente stagione ha permesso alla società di alleggerire sensibilmente i costi.

Tra i contratti più rilevanti eliminati dal bilancio figurano quelli di Gosens, Kean, Gudmundsson e Piccoli, oltre ad altri giocatori che non fanno più parte del progetto tecnico. Nel complesso, queste operazioni hanno consentito alla Fiorentina di ridurre sensibilmente la spesa annuale. Nella classifica interna degli stipendi, dopo De Gea e Dragusin si collocano Beto e João Mario, entrambi intorno ai 2 milioni di euro netti. Una parte significativa dell’ingaggio di alcuni calciatori, inoltre, continua a essere sostenuta dai rispettivi club di provenienza.

Meno ingaggi pesanti, ma resta il nodo degli esuberi

Non tutti i problemi economici sono però stati risolti. Il club deve ancora fare i conti con alcuni giocatori fuori dal progetto tecnico e con contratti difficili da alleggerire. Tra questi viene citato anche Albert Gudmundsson, il cui peso economico continua a incidere sui conti viola.

C’è poi la situazione degli esuberi e dei calciatori che non rientrano pienamente nei programmi tecnici. Alcuni stipendi continuano inevitabilmente a pesare sul bilancio, limitando in parte i benefici ottenuti grazie alle altre operazioni. Nonostante ciò, il quadro complessivo mostra una Fiorentina decisamente più attenta alla sostenibilità rispetto al recente passato. La società ha abbassato il monte ingaggi e ha cercato di costruire la squadra attraverso operazioni meno onerose, senza però rinunciare all’obiettivo sportivo. La vera scommessa sarà proprio questa: riportare la Fiorentina in Europa spendendo meno rispetto agli anni precedenti. Un risultato che permetterebbe al club di dimostrare come una gestione più prudente possa convivere con le ambizioni sportive.

Nel frattempo la squadra continua il proprio lavoro al Viola Park. Il programma prevede sedute di allenamento in vista dei prossimi impegni, mentre alcuni giocatori sono impegnati con le rispettive nazionali. L’attenzione resta quindi divisa tra il lavoro sul campo e una gestione economica che, numeri alla mano, ha già imboccato una strada differente.

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