Dalla rinascita di Fagioli targata Paolo Vanoli al rimpianto Kayode (e non solo). I temi viola della sosta
VIDEO - Kayode: un inizio col botto. Le scelte azzeccate da Mancini
Scoprire oggi Nicolò Fagioli è un po’ come scoprire l’acqua calda, ma in tempi di Nazionale e con questa mega sosta forzata da gestire, ne ho lette e sentite anche di peggio.
Fagioli ha debuttato nella Juve a vent’anni, quando c’era Cristiano Ronaldo, non in una squadra qualsiasi. In Nazionale ha cominciato nel 2022, Spalletti l’ha portato all’Europeo nel 2024.
Che il giocatore sia uno dei talenti più puri del nostro calcio è risaputo, ma anche evidente.
Che sappia giocare in tutti i ruoli del centrocampo lo racconta la sua storia, ha fatto il trequartista, la mezz’ala, il regista, giocando a due o a tre. Ho sorriso leggendo che Mancini, facendolo giocare interno, ha dato la soluzione a Vanoli per poterlo ora usare con Oulai. Ma dai…
Fagioli è un giocatore talmente bravo che può giocare ovunque, ma non è mai stato questo il problema, casomai il problema era caratteriale.
Il ragazzo lo ha ammesso ieri, era fragile e introverso, ha un carattere sensibile e questo non aiuta a superare le difficoltà.
Il periodo grigio, e sappiamo bene di cosa parliamo, ha tolto certezze al ragazzo, ma anche al giocatore. Tornare in campo a certi livelli è stata durissima.
Aveva bisogno di ritrovare autostima, di un allenatore che credesse fortemente in lui, che lo convincesse a giocare tornando a sorridere e divertirsi per mettere da parte tutte le paure, le ansie, le fragilità.
Non so se il percorso è completato, ma oggi Fagioli non solo gioca meglio, sembra anche più sereno. Spero che sia davvero felice.
Ebbene, questa crescita personale, individuale, è il merito più grande di Paolo Vanoli. Alla Juve non ci sono riusciti, ci hanno provato, ma alla fine hanno preferito venderlo. Vanoli su Fagioli ha investito e i risultati stanno arrivando.
La svolta
Prima ha fatto un gran lavoro psicologico, poi lo ha battezzato regista. Il ragazzo all’inizio non ci credeva, oggi deve aver capito che l’aver cambiato posizione l’ha arricchito e completato. In Turchia ha giocato da centrocampista di livello con un play alle spalle (Tonali), ma anche scambiandosi con lui. Ha giocato di prima, a un tocco, due tocchi, con velocità e dinamismo come fosse un centrocampista spagnolo di quelli bravi. S’è pure inserito con personalità.Ora, ovviamente, quel rendimento va mantenuto e consolidato, l’autostima deve essere coltivata ogni giorno, ma torno a sorridere pensando a quelli che suggeriscono come fare a metterlo in campo con Oulai.
Caso mai è l’ivoriano che deve capire come si gioca in Italia in una squadra organizzata e cosa vuole Vanoli, ma la centralità di Fagioli ormai è consolidata e l’intesa con Oulai arriverà.
Dovrà essere l’allenatore a ideare un movimento che armonizzi le qualità dei due, ma anche di Atta e Ndour. Non è mai un problema far giocare assieme dei giocatori con doti tecniche di questo livello e la mossa di Mancini in nazionale l’ha dimostrato. Dei “piedi buoni” parlava già Bernardini negli anni settanta e a Firenze lo sanno bene. Magari in ci vorrà del tempo per dare un senso a questo gruppo, ma questo lo sappiamo.
Nota stonata
In questi giorni si parla tanto anche di Kayode. Ma di cosa vi meravigliate? Questa cessione sicuramente superficiale, senza neppure una ricompra, sapete quando è avvenuta? Nel periodo peggiore dell’era Commisso con il diversamente esperto di calcio Ferrari al comando e un Pradè crepuscolare che si sono piegati alle bizzarrie di Palladino che s’è liberato di quasi tutti gli uomini di Italiano in nome e per conto del suo calcio “lancio lungo a Kean e pedalare”. I danni di tante cessioni affrettate e di una squadra costruita senza senso li ha pagati anche Pioli l’anno dopo. Le squadre non le devono fare gli allenatori, ma i dirigenti in accordo con gli allenatori. E’ diverso. Vallo a spiegare…Quando ironicamente, sempre con il sorriso, ho scritto più volte a Ferrari & C. “fate qualcosa di calcio”, è perché di storie come quella di Kayode se ne sono viste altre, da Favasuli a Amatucci a Ghilardi, ma l’elenco è lungo. Lo so che con i giovani non è facile, ma l’errore è cederli senza pensare che possano maturare oppure mandarli via senza contratto dopo averli portati fino alla Primavera. Un lavoro e soldi buttati.
Ma anche non vendere Comuzzo a 33 milioni al Napoli vuol dire non fare bene calcio. Non ci sono regole fisse nel vendere o nel comprare, ma certe cose vanno fatte con coraggio, altre con moderazione.
Ora c’è Paratici, vediamo se farà meglio.
Per adesso i giovani li ha comprati e pagati tantissimo, non credo sia questa la strada giusta con un investimento come il Viola Park. Ma siamo solo all’inizio.
Sinceramente però non ho capito perché siano stati bocciati quasi tutti i giocatori di Galloppa che per qualità e rendimento erano al top della categoria. Mi dispiacerebbe, ma non mi meraviglierei, se il ragionamento fosse semplicemente “ora ci sono io che sono il più bravo e cancello il passato”. Tanto chi lo può contraddire?
In effetti è difficile trovare punti fermi in questa società e forse questo è il problema vero. Se n’è appena andato il capo del marketing che era arrivato un anno fa dalla Ferrari, venduto come l’uomo che lancerà la Fiorentina nel mondo. Una scelta personale lo porta lontano da Firenze, tutto comprensibile, ma succede troppo spesso.
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