L'ex Presidente della Fiorentina non ci sarà al centenario per un impegno familiare
Vinciguerra: "28 aprile 1926, Borgo Albizi 24. Qui nacque la Fiorentina"
A distanza di oltre quarant’anni, Ranieri Pontello ricorda soprattutto l’entusiasmo che accompagnò la Fiorentina nella stagione 1981-82, quella dello scudetto sfiorato. «Fui convinto sin da subito che la squadra fosse forte», racconta l’ex presidente, che ancora oggi ripensa con amarezza all’ultima giornata tra il gol annullato a Graziani a Cagliari e il rigore di Catanzaro: «Dire con dispiacere è un eufemismo, eravamo forti». Un rimpianto aumentato dall’infortunio di Antognoni: «Nelle 14 partite giocate senza di lui avremmo fatto qualche punto in più? Penso proprio di sì».
Pontello rivendica anche la trasformazione manageriale avviata dalla sua famiglia, compreso il discusso “Giglio alabardato”: «Ritenevamo che la società dovesse essere gestita in modo manageriale e il marketing dovesse fare la sua parte». Tra le scelte migliori indica Giancarlo De Sisti, capace di guidare uno spogliatoio ricco di campioni. E proprio i giocatori dell’82 sono quelli ai quali è rimasto maggiormente legato: «Abbiamo una chat chiamata “Terzo Scudetto”, dove ci sentiamo spesso». Tra i ricordi spicca anche l’arrivo di Socrates, operazione che portò la Fiorentina ad acquistare un giovanissimo Dunga, e quello di Roberto Baggio, preso dal Vicenza nonostante il grave infortunio: «Ero certo del suo valore».
Più doloroso il ricordo della cessione di Baggio alla Juventus e delle successive contestazioni: «Non credo ci fossero i margini per tornare indietro. Per certi versi fummo messi davanti a un fatto compiuto». Pontello ammette anche il rapporto complicato con Firenze: «Non siamo mai stati troppo amati dalla città, quasi sicuramente per colpa nostra». E se potesse tornare indietro? «Non comprerei una squadra di calcio», scherza, aggiungendo però che, dovendo rifarlo, sceglierebbe ancora la Fiorentina.
Oggi Pontello continua infatti a seguire ogni partita dei viola, anche se non frequenta più lo stadio: «Sono sempre tifoso, non potrei farne a meno». Alla Fiorentina attuale augura soprattutto una cosa: «Di centrare quello che noi abbiamo sfiorato...». Non sarà presente al Centenario per motivi familiari, mentre sulla vicenda legata ad Antognoni preferisce non esprimersi: «Tengo per me il giudizio. Antognoni mi è nel cuore». Il senso della sua esperienza alla guida del club resta racchiuso in uno storico striscione: «“Conte, facci sognare”. Ritengo che il calcio sia ancora uno sport che fa sognare». Lo scrive la Nazione.
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