Lo spagnolo sempre più leader
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Giampaolo Marchini, sulle pagine della Nazione, si è soffermato sul peso di David De Gea per questa Fiorentina:
Se c’è un filo conduttore che attraversa la storia centenaria della Fiorentina, è la sacralità della sua porta. L’impatto di David De Gea non è solo l’ennesimo capitolo di una tradizione di numeri 1 senza eguali, ma apre un affascinante dibattito sulla sfida generazionale nel ruolo. Firenze, abituata al meglio, assiste oggi alla sublimazione del portiere moderno, capace però di custodire i segreti della vecchia scuola. Il mito nasce con Luigi Griffanti, il Gatto Nero, un pioniere coi guanti e primo vero portiere spettacolare, tutto istinto e voli. A lui rispose la rivoluzione geometrica di Giuliano Sarti, il custode del primo scudetto del 1956, che preferiva il posizionamento all’acrobazia. È lo spartiacque di una dinastia: da un lato la concretezza d’altri tempi di Franco Superchi che non aveva i’ capelli’ e il fisico di Seba Frey, ma un’efficacia straordinaria nel tricolore del ‘69; dall’altro la leadership supervincente di Giovanni Galli e i riflessi arguti di Francesco Toldo, giganti d’area capaci di prendersi la Nazionale a suon di miracoli sulla linea. Per non parlare di Enrico Albertosi. Oggi De Gea è sintesi perfetta: abbina capacità di giocare coi piedi, alla tecnica tra i pali che ha fatto la storia del Franchi. Se Albertosi era l’istinto e Sarti la freddezza cerebrale, lo spagnolo dimostra che la personalità è senza età. Dalle parate moderne di Griffanti al carisma globale di De Gea, la Fiorentina dimostra che i tempi cambiano, ma la porta viola resta un’istituzione eterna.
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