Le parole di Christian Riganò a Radio Bruno dopo la pesante sconfitta subita dalla Fiorentina contro il Como di Fabregas

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Dopo il doloroso 1-3 incassato al Franchi contro il Como, l'ex bomber viola Christian Riganò è intervenuto sulle frequenze di Radio Bruno per analizzare la prestazione della Fiorentina. Nel suo intervento, il grande ex non ha risparmiato critiche sia alla gestione tattica di Paolo Vanoli sia all'atteggiamento della rosa.

I limiti tattici e le scelte dalla panchina

Riganò evidenzia le difficoltà nella lettura della gara e nei cambi effettuati a partita in corso:

Nel finale del primo tempo c'era un pizzico di ottimismo, ma nella ripresa la squadra non ha dato continuità a quanto fatto prima. Il Como la partita l'ha gestita con il palleggio, abbassando i ritmi. L'occasione di Njie è arrivata quasi per caso, senza costruire azioni manovrate con più passaggi di fila. Non ho capito le sostituzioni, e lo dico da persona che raramente critica le mosse degli allenatori: questa volta devo farlo. Serviva mettere prima la seconda punta. Quando hai due punte da più di un metro e novanta come Pellegrino e Beto, l'unico modo per creare pericoli è crossare. Pellegrino ha sempre segnato tanto di testa, Beto attacca la profondità ma resta un gigante. Giocare con due centravanti del genere senza mai mettere un cross al centro è un autogol tattico.

Riganò

L'ex attaccante riflette poi sulla superiorità dimostrata dagli avversari nella gestione della palla:

Il Como si è messo a fare possesso basso per farci uscire. La Fiorentina portava pressing con cinque o sei uomini ma in modo disorganizzato, e agli avversari bastavano due passaggi per saltare la linea. Quando fai delle sostituzioni devi dare indicazioni chiare: se metti dentro determinate caratteristiche, devi sfruttarle.

Una classifica che fa paura e le responsabilità dei calciatori

Il giudizio sulla situazione generale della squadra si fa severo di fronte a una classifica deficitaria:

Se sono preoccupato? Certo che lo sono. La classifica fa paura, anche perché stiamo rivedendo dinamiche simili a quelle dell'anno scorso. Non si tratta di una crisi passeggera, è un problema che si trascina da troppo tempo. A questo punto anche i calciatori devono darsi una regolata. Si può cambiare allenatore ogni quattro mesi, ma in campo ci vanno loro e devono dare qualcosa in più.

Riganò conclude invitando il gruppo a prendersi le proprie responsabilità senza cercare alibi nella guida tecnica:

Siamo già passati attraverso diversi cambi in panchina e la situazione resta la stessa. Possiamo anche cambiare di nuovo allenatore, ma poi cosa risolviamo? Il tecnico è questo, con le sue idee: a volte sbaglia e a volte no, esattamente come fanno i giocatori. Le scelte possono essere discutibili, ma oggi quello che la squadra sta dando sul campo semplicemente non basta. Se dare il cento per cento non è sufficiente, devono tirare fuori il centodieci o il centoventi.

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