Durante il Pentasport di Radio Bruno, Giampaolo Marchini ha analizzato il momento viola, soffermandosi sulla scelta di Paratici di richiamare Vanoli e sulla necessità di ritrovare identità e compattezza.
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Intervenuto ai microfoni del Pentasport di Radio Bruno, il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Toscana Giampaolo Marchini ha parlato del momento della Fiorentina.
C’è bisogno di una svolta, ma questo credo che lo sappiano anche i giocatori. Non credo che faccia piacere nemmeno a loro aver iniziato in questa maniera, al di là delle questioni legate all’allenatore, all’esonero, alla contestazione e a una presa di posizione ben chiara da parte della tifoseria. Quindi è ovvio che ci attendiamo, ed è secondo me obbligatorio, un cambio di passo e di atteggiamento. Personalmente, dopo il gol del pareggio di Mandragora, ho rivisto la stessa paura che avevamo visto purtroppo nella scorsa stagione.
Su Paratici e la sua scelta:
Io su Paratici probabilmente andrò totalmente controcorrente, però ci vuole, per certi versi, coraggio a prendere una scelta totalmente inaspettata, perché ha richiamato un allenatore che non aveva confermato e ci ricordiamo tutti quanti la conferenza stampa. Da una parte può essere sinonimo di intelligenza, cioè rendersi conto della situazione e anche dell’errore fatto e rimediare a quell’errore. Dall'altra credo che ci voglia, non tanto coraggio, ma più un raziocinio che non è proprio di tutti, perché è come dire: signori, ho preso una cantonata terribile e torno indietro.
Sul bisogno di "identità":
La Fiorentina deve ritrovare quello spirito di unità e una sua identità. Continuiamo a ribadire la parola “identità”, ma è fondamentale, perché è apparsa una squadra totalmente slegata, con reparti con 20-30 metri di distanza. Invece devi provare a riunire il blocco, soprattutto centrocampo-difesa. È un elemento che ha fatto la differenza: alcune reti che abbiamo subito sono nate da delle imbucate che ci possono stare, ma non in una maniera così semplice.
Sulla mancanza di fiorentinità nei giocatori:
A proposito del tema che i giocatori non conoscono Firenze, banalizzo: portiamoli tutti in centro a fare un giro per capire un po’ la situazione. Ma io credo che al di là dello spirito di una città, prima di tutto deve nascere qualcosa anche dai giocatori stessi. Non c’è bisogno di conoscere la città per offrire una prestazione degna di Firenze.
Su Atta:
Penso che in questo momento non abbia una condizione fisica tale che gli permetta di essere quel giocatore straordinario che è da mezzala, cioè capace di coprire tutto il campo sia nella fase difensiva che nella fase propositiva. In questo momento, visto che ancora non è al top, proverei ad accorciargli il campo e quindi a tenerlo un pochino più vicino alla porta, considerata la sua qualità.
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