Tre passi indietro, uno avanti

Il primo scorcio del Prandelli-bis ha cambiato tutti i connotati del panorama viola

di Federico Targetti, @fedetarge
Prandelli

Approfittiamo delle festività natalizie per rilassarci un po’ e guardare indietro, precisamente a martedì 10 novembre, il giorno zero del secondo mandato di Cesare Prandelli alla guida della Fiorentina. Allora la piazza si divideva tra “Chi te l’ha fatto fare, Cesare?” e “Cesare è l’uomo giusto per tirarci fuori dai guai”. In un modo o nell’altro, stanno avendo tutti ragione, e la speranza è che soprattutto i secondi continuino ad averla fino in fondo.

Prandelli
foto www.acffiorentina.com

Non ci è voluto molto tempo per capire quanto la Fiorentina fosse preda di svariati equivoci tattici. La mancanza di un vertice basso in grado di dettare i tempi alla squadra e i tre attaccanti giovani che non possono fondersi e farne uno da 20 gol, per citare i più longevi, ma anche Amrabat da regista, Kouamé centravanti e Callejon senza un ruolo ben definito se non quello del “dopo-Chiesa”. Allora Prandelli, dopo essersi reso conto contro il Benevento, ma forse anche prima, dello stato delle cose, ha deciso di fare il Ranieri e di mettersi a normalizzare il tutto. Di più, perché il tecnico di Orzinuovi ha compiuto, nel giro di un mese, un triplo balzo all’indietro, con l’intento di farne poi uno cruciale in avanti, verso la tranquillità. Un passo che è stato accennato davanti alla carcassa della spumeggiante Juventus di Pirlo, riportata bruscamente sulla terra dalla sfacciataggine da provinciale della Fiorentina.

Scordatevi il bel gioco

Le poche rimembranze di calcio champagne, per la verità negli ultimi anni visto solo un paio di volte a San Siro contro Milan e Inter, sono state riposte nel cassetto e chiuse a doppia mandata in ossequio all’esigenza di dare ordine ad un gruppo che aveva perso i propri punti di riferimento sul terreno di gioco. Un 4-4-2 (4-4-1-1) veramente elementare che però è stato mal digerito nella fase difensiva, evidentemente tarata ormai sull’impianto a tre. Un punto all’ultimo secondo contro il Genoa in casa in tre partite è veramente troppo poco, non solo per la Fiorentina ma anche per la salvezza, e allora è stato necessario correre nuovamente ai ripari.

Amrabat
Photo by Emilio Andreoli/Getty Images

La difesa a tre per non dare alibi alla squadra

Troppo facile nascondersi dietro al passaggio dalla difesa a tre a quella a quattro. Sorvolando sul fatto che in Serie A si dovrebbe essere in grado di passare senza troppe conseguenze da un modulo all’altro, Prandelli ha rispolverato il 3-5-2 di Iachini, con l’unica differenza che a destra, al posto di Lirola (e di Chiesa, se vogliamo gongolare ancora al ricordo delle tre sberle mollate) c’è ora Venuti, ordinatissimo e funzionale  all’ideologia applicata, ma ancora distante –  se si parla di efficacia nuda e cruda –  dallo Jorgensen che il Mister rivede in lui, ora Caceres, scintillante allo Stadium e da rivalutare volentieri in altri contesti. I primi risultati si sono visti, il Franchi è rimasto inviolato nelle sfide contro Sassuolo e Verona – triste verità, ad oggi due squadre superiori – e Vlahovic ha segnato due reti, seppur su rigore, muovendosi meglio rispetto alle precedenti uscite. Poi a Torino ecco la terza rete, su azione, e una vittoria storica e liberatoria. La strada è tracciata, percorrerla nasconde delle insidie.

Obiettivo 40 punti e appello al calo delle aspettative

Sono ormai due anni che la Fiorentina lotta per non retrocedere, a dispetto del valore teorico della rosa e del monte ingaggi in crescita. Prandelli guarda in faccia la realtà e chiede a tutti, tifosi e critica, di adeguare i propri giudizi ad essa, cambiando mentalità. Il boccone è amaro da inghiottire, ma la Fiorentina non è all’altezza delle ambizioni di chi la ama. Non ancora, per lo meno. E non può bastare una serata magica, quella di martedì a Torino in cui tutti gli episodi hanno arriso ai viola, per cancellare settimane di difficoltà. Quindi niente bel gioco, fare le cose semplici e arrivare il prima possibile ai fatidici 40 punti per riprovare a costruire qualcosa di meglio. Con o senza Prandelli, solo il tempo ce lo dirà. Certo, è difficile immaginare nel breve periodo Barone e Pradè che pregano per il rinnovo di un tecnico che ha fatto 6 punti in 7 partite… Ma di nuovo, bisogna valutare i risultati nell’ottica di una squadra che lotta per salvarsi, che ha il non retrocedere come obiettivo finale.

Infine, ci lasciamo un po’ andare: la Fiorentina vista contro la Juventus, per approccio, tasso tecnico, mentalità e voglia di fare, si salva senza alcun tipo di problema. Il punto sta nell’affrontare tutte le partite, soprattutto contro Crotone e Torino tra poche giornate, con questa stessa grinta. Le dirette avversarie non lasciano gli spazi che lasciano le grandi, puntano ad agire esattamente come Prandelli vuole che agisca la Fiorentina in questo periodo storico, quindi paradossalmente sono più difficili da attaccare. E contro il Verona, che obiettivamente arrivava a Firenze in emergenza, se n’è avuto un assaggio. Se il tecnico gigliato saprà sciogliere anche questo nodo, allora il passo avanti che la Viola ha cominciato a muovere nell’ultima partita di questo maledetto 2020 potrà dirsi finalmente compiuto.

Vlahovic
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  1. dallapadella - 1 mese fa

    Se per salvarsi fosse bastato rinunciare al (bel) gioco e puntare sulla grinta tanto valeva tenere Iachini e risparmiare lo stipendio di Prandelli.

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    1. Johan Ingvarson - 1 mese fa

      Eh, ma Iachini non piaceva alla tifoseria dalla bocca buona che abbiamo. Vuoi mettere il gioco spumeggiante di Prandelli? Tutta un’altra storia!
      L’obbiettività in questa città è un concetto alieno, si va sempre avanti per simpatie.

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    2. TintaUnita - 1 mese fa

      Con la differenza che il Buon Iachini la partita di Torino non l’avrebba mai vinta.

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  2. claudio.godiol_884 - 1 mese fa

    La svolta si potrà avere se Borja ritorna non dico al 100% ma anche al 60% di quello che era. L’unico che può far partire le azioni con ordine tattico e con intelligenza.

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    1. jackfi1 - 1 mese fa

      Più che Borja spero si possa andare sul mercato alla ricerca di un regista. Borja andrà benissimo come subentrante o riserva ma mettergli sulle spalle 90 minuti per ogni gara é forse chiedere troppo

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      1. claudio.godiol_884 - 1 mese fa

        Forse hai ragione, ma con l’Inter dopo tanta panchina ha risolto tanti problemi del centrocampo anche a tempo pieno. Sono passati pochi mesi, deve ritrovare la condizione e dosando il raggio d’azione farebbe ancora la differenza in una squadra in cerca d’identità.

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  3. Marco pennaviola - 1 mese fa

    Scritto con testa e con i piedi per terra: in quanti capiranno?

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    1. 29agosto1926 - 1 mese fa

      Guarda, indipendentemente da quanti capiranno l’importante è TUTTI capire che dobbiamo fare 40 punti.

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