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Sandrelli: “Società e buona sorte assistano Paratici. Hamrin per me era un eroe”

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I ricordi e gli auguri di Massimo Sandrelli, giornalista e scrittore, nella rubrica dedicata da Violanews al Centenario
Paolo Mugnai
Paolo Mugnai Redattore 

Nell’anno del centenario della Fiorentina, Violanews vi tiene compagnia con una serie di interviste con le persone che, questi cento anni di storia, li hanno scritti e continuano a scriverli. In campo, sugli spalti, coi ricordi e con il tifo. In questa ventitreesima puntata la nostra redazione ha contattato Massimo Sandrelli, giornalista e scrittore.

Un commento sulla situazione attuale della Fiorentina?

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“Come dice il proverbio ‘Nessuna nuova, buona nuova’, non essendoci notizie di mercato, spero che ne arrivino presto buone. Paratici è bravissimo, ma ha tanti giocatori da vendere e all’interno di questa operazione di smaltimento deve costruire una squadra. Grosso ha un’esperienza relativa, non è un santone a cui affidarsi, insomma ci sono tante difficoltà. Se la società lo assiste economicamente e con l’aiuto della buona sorte, Paratici se la caverà”.

Il ricordo più bello?

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L’11 maggio del 1969 a Torino quando battendo la Juventus vincemmo il secondo Scudetto. Io c’ero, andai in treno. Non potevo mancare a quell’appuntamento con la storia. Poi a settembre di quell’anno cominciai a scrivere di Fiorentina. Quel giorno è stato il momento più esaltante per me, ma potrei ricordare altre vittorie, Baggio, la vittoria della Coppa Italia nel ruolo da dirigente, esaltante da un punto di vista personale, perché ero con Mario Sconcerti e insieme, dai campini, eravamo arrivati a ricoprire un ruolo all’interno della Società, era la consacrazione del nostro amore per la Viola”.

Augurio per il centenario?

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“Quando arrivò Barone, mi disse che la priorità era lo stadio, ma secondo me è la squadra. Una squadra di cui andare fieri, che cresca, prenda credibilità, assuma un valore riconosciuto anche dagli altri. La cosa più importante di una squadra è che vada in campo guardando negli occhi gli avversari, che se la possa giocare con tutti. Magari scoprire altri talenti, perché l’entusiasmo per Antognoni è rimasto eterno, come quello per Baggio, e ci sono tanti altri campioni che hanno fatto sognare i tifosi viola, come Julinho, Hamrin, Batistuta. Il campione rappresenta un’epoca e il tifoso impersonifica il suo eroe. Per la mia generazione, da ragazzini Kurt era il nostro eroe. I giocatori sono l’essenza di tutto. Io sono contro i giochisti, a me piace vedere il giocatore individuale che dribbla, inventa, ha fantasia”.