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Mediana in overbooking: come cambiano gerarchie e mercato delle mezzali
In casa Fiorentina il tema che rischia di diventare centrale nella costruzione della prossima stagione non riguarda un acquisto in entrata o una cessione eccellente, ma la gestione interna di un reparto già oggi saturo: il centrocampo.
La sensazione, sempre più concreta, è quella di un vero e proprio “ingorgo” tecnico-tattico. Non tanto per la qualità dei singoli, quanto per la sovrapposizione di caratteristiche che rischia di rendere complicata la convivenza tra più interpreti nella stessa zona di campo.
Il punto di equilibrio ruota attorno a Rolando Mandragora, ormai stabilmente uno dei riferimenti della squadra. La sua stagione parla chiaro: 7 gol e 4 assist, ma soprattutto una presenza che incide sulla struttura della Fiorentina. Quando c’è, la squadra cambia ritmo, trova inserimenti e soprattutto una maggiore stabilità tra le due fasi.
Accanto a lui si è imposto con decisione Cher Ndour, diventato rapidamente una delle soluzioni più affidabili del centrocampo viola. Il suo impatto non si è limitato alla semplice presenza, ma ha inciso anche in termini di personalità e produzione offensiva, con gol pesanti arrivati in momenti chiave della stagione: dal Crystal Palace all’Inter fino all’ultima gara contro la Juventus.
Ed è proprio qui che nasce il primo nodo: Mandragora e Ndour, in una mediana a tre, tendono a occupare spazi simili. Entrambi danno il meglio quando possono muoversi tra costruzione e inserimento, quando hanno libertà di accompagnare l’azione e partecipare alla fase offensiva. Ma insieme rischiano di comprimere le alternative e ridurre la possibilità di variare struttura.
A complicare ulteriormente lo scenario ci sono gli innesti di gennaio, Marco Brescianini e Giovanni Fabbian, arrivati per ampliare il ventaglio di soluzioni ma finiti inevitabilmente dentro la stessa fascia di competizione interna. Anche loro, per caratteristiche, si inseriscono in un’area già densamente occupata, rendendo difficile immaginare una coesistenza stabile tra tutti i profili.
Lo stesso Brescianini, nelle ultime settimane, ha lasciato aperto ogni scenario sul futuro, segnale di un quadro ancora in fase di definizione: “Ci sarà tempo per parlare del progetto e capire il futuro.” Parole che, lette nel contesto attuale, assumono un peso specifico importante, perché fotografano una situazione ancora senza gerarchie definitive.
Il problema, quindi, non è la mancanza di qualità, ma la gestione della quantità e della sovrapposizione. In una mediana a tre, la Fiorentina si ritrova con più interpreti per ruoli molto simili, e con un equilibrio che rischia di diventare instabile se non verranno fatte scelte chiare.
Il risultato è un reparto profondo, competitivo, ma anche potenzialmente ridondante: Mandragora e Ndour oggi sembrano aver trovato una continuità maggiore, ma la presenza di Brescianini e Fabbian obbligherà la società a ridefinire gerarchie e soprattutto funzioni.
Il vero nodo, in vista della prossima stagione, sarà proprio questo: trasformare un centrocampo ricco in un sistema coerente, evitando che l’abbondanza si traduca in un problema di occupazione degli spazi più che in una risorsa.
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