Mandragora si racconta a Violanews dal ritiro della Fiorentina a Teddington: tutte le risposte del centrocampista viola in esclusiva al nostro inviato

- TEDDINGTON
Edoardo Bove

VIDEO VN - Bove e l'abbraccio con lo staff viola: lacrime di gioia a fine gara

Tra le indicazioni di Fabio Grosso che riecheggiano al resort The Lensbury, quartier generale della Fiorentina a Teddington, ce n'è una che accompagna costantemente gli allenamenti viola: la voce di Rolando Mandragora. Il centrocampista è un vero e proprio punto di riferimento per lo staff tecnico e per i compagni, pronto a guidare la rinascita del club anche attraverso la sua leadership quotidiana. Per questo ViolaNews ha voluto raccontare da vicino i pensieri e le sensazioni di chi la Fiorentina la conosce come le proprie tasche.

Dopo tanti anni alla Fiorentina, che cos'è oggi questo club per te?

Rolando Mandragora intervista esclusiva

"È sicuramente la squadra più importante della mia carriera. È quella con cui ho giocato più anni, quella che mi ha permesso di disputare le coppe europee e di giocare tre finali. Per questo è la squadra più importante del mio percorso".

Hai vissuto tante Fiorentine diverse: quella vicina a vincere un trofeo e quella che l'anno scorso ha rischiato grosso. Guardandoti indietro, cosa ti lascia l'ultima stagione? Uno scampato pericolo?

"Sinceramente penso che nessuno di noi abbia voglia di guardare indietro. Preferiamo guardare avanti. È stata una stagione particolare e dobbiamo imparare dagli errori. Non è detto che non ne commetteremo altri, ma dobbiamo cercare di limitarli e di gestirli in modo diverso".

Da senatore dello spogliatoio stai vivendo un'estate di grandi cambiamenti: nuova dirigenza, nuovo allenatore e tanti nuovi giocatori. Come la vivi?

"I cambiamenti, se sono positivi, fanno bene. Alzano il livello della squadra e la competizione. Finché sono cambiamenti positivi, ben vengano".

A centrocampo sono arrivati Atta e Oulai. C'è tanta concorrenza: è uno stimolo in più?

"Assolutamente sì. Il posto bisogna guadagnarselo. Sono arrivati giocatori importanti e forti che ci daranno una mano e aumenteranno la competizione interna. Questo deve renderci giocatori e persone migliori, sotto ogni punto di vista: tecnico, tattico, mentale e caratteriale".

Che impressione ti hanno fatto Atta e Oulai?

"Sono due giocatori diversi. Atta è una mezzala di grandissima qualità e lo si nota subito dai primi allenamenti. Oulai l'ho visto meno, ma mi sembra un centrocampista molto dinamico. Sono convinto che ci daranno una grande mano".

Il reparto è davvero ricco...

"Non dimentichiamoci di Fagioli, Ndour, Brescianini, Fabbian e tutti gli altri. Abbiamo tanti giocatori di livello e credo che saremo un reparto completo, capace di dare soddisfazioni alla squadra, alla società e ai tifosi".

Ndour ci ha detto che hai un tiro da fuori migliore del suo...

"È una bella lotta. Calciamo bene entrambi e speriamo di regalare tante gioie alla piazza con gol importanti".

Che allenatore è Fabio Grosso?

"Lo conosco da quindici giorni, ma le impressioni sono molto positive. Per quello che ha fatto vedere nel recente passato ha dimostrato il suo valore, mantenendo sempre il suo credo tattico e una gestione importante del gruppo e delle pressioni. Ci darà sicuramente una grande mano".

State ancora assimilando le sue idee?

"Sì. C'è bisogno di tempo perché ogni cambiamento lo richiede. Nel calcio bisogna essere bravi a ridurre questi tempi, ma serve comunque un periodo di adattamento".

Tutti parlano molto bene di Fabio Paratici. Quanto è importante per voi?

"È una figura importantissima. Non ha bisogno di presentazioni. Porta esperienza, competenza e una cultura del lavoro che oggi, nel calcio moderno, fa davvero la differenza".

Prima al Viola Park e adesso in Inghilterra, ti si sente parlare continuamente durante gli allenamenti. Sei quasi un capitano aggiunto in campo. È una tua caratteristica?

"È una cosa che mi appartiene. Parlare mi tiene attivo e concentrato. Spero sia un aiuto per i compagni e non una rottura di scatole. Lo faccio soprattutto per mantenere alta l'attenzione del gruppo".

Adatti il tuo modo di comunicare ai compagni?

"Sì. C'è chi vuole essere aiutato di più, chi preferisce sentirsi parlare meno. Cerco di adattarmi alle esigenze di tutti".

Ti vedi un giorno su una panchina? Hai quasi l'atteggiamento di un allenatore.

"Ho ancora tanto tempo davanti, però mi piace studiare gli allenatori che ho avuto e fare un po' mie le loro idee. Ognuno costruisce il proprio modo di vedere il calcio, anche se bisogna essere camaleontici perché il calcio cambia continuamente".

L'anno scorso hai chiuso con 8 gol e 4 assist. Ti sei mai sentito sottovalutato?

"I numeri degli ultimi anni sono importanti, però non sono uno a cui piace fare polemiche o parlare di sé. I giudizi spettano agli altri. Io penso solo a migliorarmi ogni giorno e a mettermi a disposizione della squadra e dell'allenatore".

Quindi non ti interessa quello che si dice?

"Ognuno ha i propri gusti calcistici. Posso piacere oppure no. Fa parte del calcio e della vita. Io cerco semplicemente di fare al meglio quello che so fare".

Tra i tuoi gol, quello alla Juventus è stato speciale?

"Sì, è un gol che racchiude tante emozioni. È arrivato in una stagione complicata ed è stato importante per tutta Firenze".

Hai dedicato un pensiero anche a Fabiano Parisi...

"Sì, perché ha avuto un brutto infortunio in un momento delicato della sua carriera. Lo sta affrontando nel modo giusto e non vediamo l'ora di riaverlo con noi".

L'anno scorso si parlava subito di Champions League. Quest'anno molto meno. È scaramanzia?

"La scaramanzia c'è sempre, ma bisogna anche essere realistici. Mi è piaciuto molto il discorso del direttore Paratici quando ha parlato di obiettivi e sogni. Credo sia la chiave giusta".

In che senso?

"Noi ci daremo un obiettivo concreto e avremo anche un sogno. Poi dovremo essere bravi a percorrere la strada per provare a raggiungerli entrambi. C'è una differenza tra obiettivo e sogno, ma possiamo inseguire tutti e due".

Chiudiamo con Firenze. Cos'è diventata oggi per Mandragora?

"Firenze è casa. Non l'ho detto subito quando sono arrivato perché non mi piace fare il lecchino di turno, ma col tempo ho imparato a conoscerla e ad amarla. Qui è nata mia figlia e questo crea un legame che porterò sempre con me. Poi parliamo di una delle città più belle del mondo: Piazzale Michelangelo, il Duomo, il centro storico... c'è solo da continuare a viverla".

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