Un allenatore sottovalutato dai più, che non ha paura dei paragoni importanti

Vanoli mastantuono brova dei fatti

La gente contenta e la squadra che gioca… Un solo Vanoli al comando

Ma chi è Paolo Vanoli? Un allenatore di calcio, certo. Ma è quello che ha salvato la Fiorentina con una vera e propria impresa oppure quello visto in panchina contro il Napoli nell’ultima giornata di campionato? Forse entrambi. Queste prime tre partite della nuova era guidata dal tecnico varesino stanno facendo emergere la sua vera indole.

Vanoli è un allenatore troppo sottovalutato, al quale probabilmente sarebbe dovuto essere riconosciuto qualche merito in più. Ed è proprio da questa considerazione che parte il ragionamento sul tecnico viola. In estate nessuna squadra ha deciso di puntare su di lui. Ci aveva pensato forse il Monza, che alla fine ha scelto Ivan Juric, nonostante le ultime stagioni complicate.

Vanoli, Kanteè, Lautaro Martinez grafica

Paolo Vanoli è rimasto senza panchina, quasi come se il calcio italiano non riconoscesse pienamente quanto fatto nel corso della sua carriera. Eppure, le esperienze con Venezia e Torino prima e con la Fiorentina poi parlano chiaramente. Senza dimenticare il trofeo conquistato in Russia alla guida dello Spartak Mosca: gli obiettivi prefissati sono sempre stati raggiunti, nonostante le numerose difficoltà incontrate lungo il cammino.

A Torino perse Duván Zapata dopo appena undici giornate, mentre a Firenze si è ritrovato a gestire una situazione a dir poco disastrosa. Nulla, però, gli ha impedito di raggiungere i traguardi indicati dalle società. Nonostante tutto questo, Vanoli viene ancora considerato un allenatore da scoprire, quasi gli servisse un successo prestigioso o una grande dimostrazione davanti a tutta Italia per poter urlare: «Ci sono anch’io!».

Il calcio, del resto, non segue sempre strade razionali. Paratici ha scelto Grosso, nonostante una carriera inferiore, almeno in termini di risultati, rispetto a quella di Vanoli. Lo stesso Napoli, tanto per fare un altro esempio, ha deciso di affidare la panchina ad Allegri, reduce da una stagione complicata a Milano, invece di puntare su Vincenzo Italiano, già diventato un idolo dei tifosi del Besiktas in Turchia.

Ed è proprio qualcosa dell’Italiano visto a Firenze che è sembrato riemergere al Franchi domenica, al 53’. Jimenez aveva segnato il gol del pareggio pochi minuti prima e la Fiorentina aveva subito sfiorato la rete del vantaggio. In quel momento, un Vanoli tarantolato ha chiamato a raccolta tutto lo stadio, girandosi verso la tribuna e lasciandosi andare a un’esultanza quasi liberatoria.

Forse, per la prima volta da quando allena la Fiorentina, i tifosi viola hanno avuto la possibilità di vedere il vero Paolo Vanoli: un tecnico dall’indole “contiana”, che per anni si è occupato della fase difensiva nelle squadre allenate dal tecnico leccese.

Non è un caso che, in conferenza stampa, parlando prima di Oulai e poi di Mastantuono, Vanoli abbia citato due campioni come Kanté e Lautaro Martínez. Due giocatori che ha osservato e conosciuto da vicino e ai quali i talenti della Fiorentina devono ispirarsi per contribuire alla crescita di una squadra di alto livello. Già la possibilità di proporre paragoni simili dovrebbe far comprendere la dimensione e il bagaglio di esperienza di questo allenatore.

Non a caso, in appena quattro giorni, Vanoli ha trasformato la Fiorentina senz’anima di Grosso in una squadra dotata di idee, carattere e spirito di appartenenza, come si è visto contro Venezia, Pisa e Napoli. Adesso non resta che concedergli tempo, affinché tutti possano finalmente accorgersi di chi sia davvero Paolo Vanoli.

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