Questioni Kean e Fagioli e gli ultimi tasselli in entrata: la Fiorentina di Grosso è cambiata ma ancora non del tutto

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Vinciguerra: "28 aprile 1926, Borgo Albizi 24. Qui nacque la Fiorentina"

Cosa va

La prima risposta riguarda inevitabilmente il mercato. La Fiorentina ha cambiato volto e lo ha fatto con una strategia estremamente aggressiva. Nove acquisti, ultimo dei quali Mateo Pellegrino, arrivato a titolo definitivo dal Parma per una cifra complessiva intorno ai 24 milioni di euro.

Non si è trattato di una semplice operazione di maquillage. La società ha scelto di intervenire soprattutto nei reparti che nella passata stagione avevano mostrato le maggiori difficoltà.

Cosa va in difesa

La difesa rappresenta l’esempio più evidente. 50 gol subiti in 38 partite, poco più di 1,31 reti incassate a gara, con un problema particolarmente evidente sulle palle inattive, diventate una delle principali fragilità della squadra. Grosso eredita quindi un reparto al quale è stato chiesto di ripartire praticamente da zero.

Il volto nuovo è soprattutto quello di Radu Dragusin. Il rumeno è arrivato dal Tottenham in prestito con diritto di riscatto e rappresenta una delle scommesse principali della nuova Fiorentina. Dopo la crescita in Italia, prima alla Juventus e soprattutto al Genoa, l’esperienza inglese non gli ha permesso di esprimersi con continuità, anche a causa dei problemi fisici.

A Firenze trova però un allenatore che gli ha affidato immediatamente responsabilità importanti. La sensazione è che Dragusin rappresenti uno dei punti di riferimento della nuova linea difensiva, con Viery (su cui è stato fatto un investimento importante) al suo fianco e Ranieri pronto a giocarsi le proprie possibilità.

Sulle fasce, invece, Grosso può contare su Valdepenas a sinistra e sulla coppia Jimenez-Joao Mario a destra. Una situazione che garantisce alternative e caratteristiche differenti, soprattutto considerando quanto sia importante per il tecnico avere terzini capaci di accompagnare le due fasi.

Ma la vera novità non riguarda soltanto i nomi. È l’idea stessa di reparto a essere cambiata. La Fiorentina vuole una difesa più aggressiva, più fisica e soprattutto più affidabile nelle situazioni che lo scorso anno avevano rappresentato una delle principali cause dei problemi viola.

Cosa va a centrocampo

Anche il centrocampo ha acquisito nuove soluzioni. Arthur Atta è probabilmente il giocatore che più ha impressionato durante il precampionato. La sua duttilità rappresenta un’arma importante per Grosso: può agire da mezzala, avanzare sulla trequarti e interpretare una posizione più offensiva, riuscendo a collegare il centrocampo con l’attacco.

È un giocatore capace di cambiare ritmo, portare palla e trasformare rapidamente una situazione difensiva in un’azione offensiva. Una caratteristica che si sposa perfettamente con l’idea di verticalità del nuovo allenatore.

Accanto a lui c’è Oulai, classe 2006, profilo completamente diverso ma altrettanto interessante. Aggressività e capacità di coprire campo lo hanno già fatto diventare una delle alternative più intriganti del centrocampo viola. Un giocatore che può dare equilibrio e permettere a Grosso di alzare il livello di intensità della squadra.

La competizione interna, inoltre, è aumentata. Fagioli, Ndour, Atta, Oulai, Mandragora e gli altri centrocampisti creano una profondità che la Fiorentina non aveva necessariamente a disposizione nella passata stagione.

Cosa va in attacco

E poi c’è l’attacco, dove il nome che ha acceso maggiormente l’entusiasmo è quello di Franco Mastantuono. Il suo arrivo ha immediatamente generato aspettative enormi e l’esordio contro il Benevento ha confermato il rapporto particolare che si è già creato con il pubblico viola.

Mastantuono può partire dalla destra, accentrarsi e agire tra le linee, diventando un elemento di rottura all’interno del sistema offensivo.

Dall’altra parte c’è Gudmundsson, che contro il Benevento ha fornito segnali incoraggianti giocando maggiormente da trequartista e trovando anche il gol. Ed è proprio qui che emerge uno dei problemi tattici ancora irrisolti. Grosso cerca un esterno offensivo sinistro capace di allargarsi, puntare l’uomo e attaccare la profondità. Gudmundsson, invece, è soprattutto un trequartista: ama ricevere tra le linee, accentrarsi e partecipare alla costruzione. Non è un esterno puro. E questo spiega perché la Fiorentina continui a cercare un giocatore in quella posizione.

Cosa va in porta

E in mezzo a questa rivoluzione resta la certezza più importante: David De Gea.

Il portiere spagnolo è il simbolo della continuità all’interno di una squadra profondamente cambiata. Esperienza, leadership e qualità tecnica lo rendono uno dei riferimenti dello spogliatoio. Grosso ha scelto di affidarsi nuovamente a lui e, in una squadra che dovrà costruire rapidamente nuovi equilibri, la sua presenza può assumere un peso ancora maggiore.

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