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Che fine ha fatto? Aguirre, l’erede di Ramon Diaz che durò 4 partite

Niccolò Ghinassi
Niccolò Ghinassi Redattore 

Dopo la surreale esperienza in riva all’Arno, Aguirre rimane in Europa trasferendosi all’Olympiacos, dove resta fino al 1990. Torna quindi in Sud America: gioca nell’ Internacional e nel San Paolo, seguono anche brevi esperienze in Argentina all’Independiente (1992), ed in Spagna al Marbella (1993‑1995), per poi in seguito concludere la propria carriera da calciatore, segnata da un girovagare qua e là come un treno senza fermate, con le esperienze in squadre non certo di primo livello nei campionati di El Salvador (FAS), Cile (Temuco), ed in Uruguay nel Club Atlético Rentistas, dove a fine millennio appende definitivamente le scarpette al chiodo. Alla fine, saranno ben 15 le squadre delle quali avrà indossato la maglia come calciatore: Liverpool, Uruguay (1985); Penarol, Uruguay (1986-87); Olympiakos, Grecia (1988); Internacional, Brasile (1989-90); San Paolo, Brasile (1990-91); Portuguesa, Brasile (1991); Independiente, Argentina (1991); Penarol (1992); Bolivar, Bolivia (1993); Marbella, Spagna (1993-94); Danubio, Uruguay (1994); Orense, Spagna (1995); FAS, El Salvador (1996). River Plate, Uruguay (1996-97); Deportes Temuco, Cile (1998); Rentistas, Uruguay (1999). Per quanto riguarda invece la maglia della nazionale, bhe, è Aguirre stesso nel corso di un’intervista a El Grafico di alcuni anni fa a precisare la sua esclusione dalla “Celeste”: “La mia carriera è coincisa con una generazione di attaccanti incredibili: Francescoli, Da Silva, Aguilera, Ruben Sosa, Fonseca, erano tutti più forti di me. Alzamendi, Ruben Paz, Venancio Ramos… sto nominando tutti i mostri! Meno male che ci sono stati loro. Ho giocato per le nazionali giovanili, ma mai per la nazionale maggiore”.

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