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“La gente scelse Barabba”… ma non Vanoli: Paratici e il rischio di ascoltare Firenze

“La gente scelse Barabba”… ma non Vanoli: Paratici e il rischio di ascoltare Firenze - immagine 1
Visto quanto successo in passato, perché Fabio Paratici dovrebbe ascoltare la piazza per decidere il futuro di Vanoli?
Giovanni Zecchi
Giovanni Zecchi Redattore 

La gente scelse Barabba”, detto entrato nella vita di tutti i giorni, applicabile a quello che sta succedendo in casa Fiorentina da qualche mese a questa parte. Paolo Vanoli è al centro del dibattito quotidiano, con la maggior parte del tifo viola che si schiera per un futuro senza l’allenatore ex Torino. Fabio Paratici deve convivere con questo sentimento popolare che vorrebbe un rinnovamento collettivo, dal campo fino alla panchina. Ma il tema vero è un altro: l’ex Juventus farebbe bene ad ascoltare la piazza?

Italiano

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Premesso che la Fiorentina è e sarà sempre della gente che la tifa, è giusto analizzare le situazioni passate per capire il rischio che il ds viola percorrerebbe nel dare per scontato che la strada giusta sia quella indicata dal tifo. Partiamo da Vincenzo Italiano.L’attuale allenatore del Bologna, che a fine stagione cambierà panchina, ha lasciato Firenze con la maggior parte della piazza che lo criticava (e c’è chi lo fa ancora). Nonostante ottimi risultati e un ottimo gioco, ha dovuto vincere una Coppa Italia al Bologna per dimostrare che a Firenze ha fatto il massimo che poteva fare con i giocatori a disposizione. Eppure la piazza voleva altro: era satura dell’allenatore di Karlsruhe e lo ha allontanato tra numerose critiche. Detto che Italiano ha lasciato Firenze perché riteneva concluso il suo ciclo in viola, l’atteggiamento del tifo non ha aiutato.

Palladino

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Da Italiano passiamo a Palladino. Poco da dire sul rapporto con la piazza: lo striscione all’ultima al Franchi della scorsa stagione è stato esemplare. L’allenatore partenopeo non ha mai legato con i tifosi, un po’ per la sua presunzione fuori dal campo e un po’ perché le querelle interne con Pradè avevano portato Firenze all’esasperazione. E così, Raffaele Palladino si è dimesso nonostante i 65 punti e con la maggior parte del tifo viola soddisfatto da questa separazione.

Pioli

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Poi arriva Stefano Pioli. E qui il sentimento popolare cambia drasticamente. Dopo il tormentone Maurizio Sarri, tutta Firenze si riunisce sotto il nome dell’allenatore che unì la città nel momento della morte di Astori. Sincero e carismatico, Pioli sembrava la scelta perfetta per rilanciare la Fiorentina. Risultato? Completo disastro, con l’allenatore che lascia la città tra striscioni e duri attacchi da parte di quella tifoseria che aveva sostenuto la sua candidatura. Il tentativo di Pradè, il più criticato, di riunire la piazza per salvaguardare la propria figura è fallito miseramente.

Vanoli

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Infine ecco Paolo Vanoli. Qualcuno se ne dimentica, ma il suo arrivo alla Fiorentina è avvenuto sulla base dello stesso meccanismo andato in scena con Stefano Pioli. Fu la parte calda del tifo viola a far saltare l’arrivo di Roberto D’Aversa, già in viaggio verso Firenze, per spingere la coppia Ferrari-Goretti verso Paolo Vanoli. Possiamo dire che il tutto ha funzionato, visto che la Fiorentina ha raggiunto la salvezza con due giornate d’anticipo. Bene, ma visto quanto successo in passato, perché Fabio Paratici dovrebbe ascoltare la piazza? Permanenza o addio poco importa, ma la decisione del ds viola non deve essere condizionata dal clima della città. Perché se Grosso pareggia le prime tre partite il tifo non mugugnerà? Beato chi ne ha la certezza.