Quale squadra e che tipo di calcio vedremo quando il lavoro dell’allenatore prenderà forma? Tutte domande e curiosità legittime che ruotano attorno al mondo viola

Vanoli mastantuono brova dei fatti

La gente contenta e la squadra che gioca… Un solo Vanoli al comando

Che Fiorentina ha in testa Vanoli? Quale squadra e che tipo di calcio vedremo quando il lavoro dell’allenatore prenderà forma?

Tutte domande e curiosità legittime che ruotano attorno al mondo viola, tanto più che tre settimane di sosta arrivano come una manna per un tecnico che non ha fatto il ritiro estivo. Cerchiamo di dare delle risposte, partendo da lontano, dalla squadra che ha costruito il direttore sportivo viola. Paratici ha privilegiato giocatori molto bravi tecnicamente, ha puntato sulla qualità, sulla rapidità e sull’energia dei giovani più che sulla fisicità, l’esperienza e la capacità di gestire. Ne è venuto fuori un organico poco adatto al calcio che aveva in testa Grosso (il divorzio è avvenuto per questo), ma sicuramente molto intrigante per un allenatore che ha voglia di trovare soluzioni per far stare assieme tante figurine e farle diventare squadra.

copertina bucchioni vanoli

Con questi giocatori devi fare un calcio dominante, un calcio aggressivo, devi tenere in mano il gioco, devi prevedere fantasia, ma anche geometria. Sicuramente non puoi fare un calcio passivo, d’attesa, tattico e speculativo. È una grande sfida che Vanoli ha raccolto con energia ed entusiasmo, consapevole che questa è la squadra tecnicamente più dotata che abbia mai allenato, conscio che può venirne fuori qualcosa di unico. Non sarà facile, con i giovani niente è scontato, a volte bene bene o male male, c’è tanto da lavorare, ma visto che la stoffa c’è, il sarto Vanoli s’è messo in laboratorio.

Ha cominciato dall’equilibrio e non dalla fantasia, come è giusto che sia. È partito cercando di dare alla squadra, al gruppo, delle certezze. Sta utilizzando i giocatori che sono più avanti nelle conoscenze calcistiche o quelli che conosceva meglio. E anche questo è un ragionamento condivisibile, arrivare all’università è l’obiettivo, ma cominciare dalle elementari è obbligatorio. Così mi sembra sterile il dibattito che s’è scatenato attorno a un altro interrogativo: come mai non gioca uno bravo come Oulai? Può coesistere con Fagioli? Ne parlerò diffusamente dopo, ma vi dico già che Vanoli (per ora) non sbaglia a fare quel che fa.

Analizziamo la situazione reparto per reparto.

Portiere

De Gea era stato fra i peggiori, aveva cominciato come tutti, non credo che neppure lui avesse particolare feeling con Grosso. Penso invece che Vanoli, ricordando che la decisione di farlo capitano è stata la sua, gli abbia detto poche cose per stimolare l’orgoglio del vecchio campione del tipo “le partite me le devi far vincere anche tu”, oppure “per me sei un giocatore chiave non solo in campo, ma anche nello spogliatoio”. Lo ha sicuramente responsabilizzato e funziona.

Difensori centrali

Vanoli ha dato le chiavi della difesa a un vecchia conoscenza come Ranieri. I dubbi ci sono. È un generoso, ma uno normale. E allora perché? Anche qui il ragionamento dell’allenatore non fa una grinza. Anch’io ho qualche dubbio su Ranieri, ma dei quattro centrali soltanto lui ha le caratteristiche per guidare la difesa, per tenere compatti, dare i tempi e la linea. Dragusin, Pongracic e Viery sono marcatori, danno il meglio sull’uomo (Dragusin), ma anche nell’anticipo (Pongracic), per ora Viery è acerbo.

Fossi stato in Paratici una forte guida per la difesa l’avrei presa, uno tipo lo Stones che ha preso l’Inter tanto per capirci. Visto che non c’è, riecco Ranieri che per l’allenatore è una garanzia anche dal punto di vista del senso di appartenenza, del far capire cosa ci devi mettere quando giochi con la maglia viola. La difesa deve migliorare molto, è cresciuto Dragusin nella prestazione individuale, cresceranno anche gli altri visto che Vanoli è uno specialista, con Conte allenava la difesa e la fase difensiva. Quando gli automatismi saranno acquisiti mi immagino che la linea dovrà stare più alta per accompagnare in possesso palla e che un difensore imposti di più. Dragusin a Genova partecipava molto, vediamo cosa penserà Vanoli. Può esserci una soluzione con il centrocampo.

Centrocampo

È ovviamente il reparto più stimolante, quello che crea e distrugge. In una squadra organizzata quando si muove bene il centrocampo funziona tutto. L’allenatore ha in testa il 4-3-3 di base, ma con la fluidità delle posizioni e dei movimenti, si deve passare attraverso il 4-2-3-1 in fase di possesso palla (attacco), ma anche 4-2-4 in fase di spinta ultima. Ma in fase di non possesso (difesa) la squadra deve compattarsi in un classico 4-5-1.

In queste prime partite il centrocampista ruotante è stato Atta, è lui che deve andare sottopunta, ma deve anche tornare appena persa palla. Fagioli imposta, ovviamente. A volte si mette in mezzo ai due centrali (ecco come far ripartire l’azione), ma l’avete visto anche andare al tiro negli spazi e allora Ndour si abbassa per occupare la sua zona. Oulai in questo centrocampo è perfetto. Il doppio play sarà una carta straordinaria che Vanoli si giocherà sicuramente, ma oggi e speriamo per poco, Oulai è un talento che deve imparare a giocare anche con la testa. È un passaggio fondamentale. Gli manca la parte tattica tipica del nostro calcio, il capire che se si sgancia Fagioli, lui deve stare bloccato a coprire la difesa. I tempi di inserimento e di chiusura sono fondamentali. Ha qualità enormi e si vede, deve affinare l’intesa con i compagni, i compiti, gli automatismi.

Fagioli e Oulai saranno una grande soluzione fra un po’ , speriamo poco, quando anche Atta sarà cresciuto e avrà capito come muoversi. Ma abituiamoci alle rotazioni. Ci saranno gare, con squadre di un certo tipo, che potrebbe essere difficile l’essere dominanti e allora ecco Ndour invece del doppio play. Oppure doppio play e Ndour sottopunta, più fisico di Atta. Ma quando tutti staranno bene fisicamente e la Fiorentina farà la doppia fase in automatico, c’è un’altra soluzione intrigante per spezzoni di partita o un certe partite. Ma anche spesso, perchè no? Goncalves (se torna quello vero) può essere un 10 sottopunta in un 4-2-3-1 con il doppio play e poi Mastantuono, Goncalves e Njie.

Gli esterni bassi

In nome e per conto dell’equilibrio, del dare certezze in questa fase, sulla sinistra Vanoli ha preferito Viery in modo da tenere tre difensori e attaccare di più, stabilmente, sulla catena di destra che funziona bene con Jimenez e Mastantuono. Ma avete visto che sotto nel punteggio, l’allenatore è passato a Valdepenas che ha gamba, per attaccare cosi’ anche sulla sinistra e creare due catene. Quando le certezze cresceranno, Valdepenas sarà spesso l’idea iniziale.

Gli esterni alti

Abbiamo visto la qualità altissima di Mastantuono, i colpi di genio-potenza di Njie, l’utilità di un motorino come Gnonto, ma anche qui siamo solo all’inizio. La fase difensiva la fanno, si applicano, ma non sempre i tempi del pressing o il lavoro con i centrocampisti per chiudere le linee funzionano. La loro crescita nella fase difensiva consentirà di liberare ancora di più l’istinto e la creatività. E imparare a giocare a calcio con gli altri sarà fondamentale per la crescita sia di Mastantuono che di Njie. L’argentino non può sempre andare da solo, rientrare da destra e tirare col sinistro, ci sarà presto lo sganciamento di un centrocampista o di un esterno da servire, ci saranno altri movimenti per sfruttare la sua capacità di portare via sempre un paio di difensori. Lo stesso discorso vale per Njie se vuole diventare un giocatore importante. Entrambi devono affinare le scelte. È lo step più importante, quello decisivo. E poi trovare continuità. Uno come Leao, per capirci, non è mai riuscito a fare questo ultimo step.

Centravanti

Ce sono due con caratteristiche diverse. Beto è più esperto, sa muoversi bene, detta il passaggio in profondità, apre gli spazi, lega il gioco. Pellegrino è più forte fisicamente, più potente, uomo d’aria, di scardinamento, più forte di testa. La soluzione è legata al momento psicologico, all’avversario, alla forma. Ma in situazioni estreme, con il risultato da recuperare, o una partita chiusa, il doppio centravanti ci può stare, i due non cozzano.

Questo è gran parte di quello che vedremo nei prossimi mesi, ma il primo step deve essere nella testa dei giocatori. Devono credere di poter essere dominanti, devono giocare con il sorriso, per divertirsi. Nei programmi ambiziosi (anche troppo per quel che ha speso) di Paratici questa è una squadra che deve giocare per divertire e divertirsi. Vanoli l’ha capito, è sereno perchè s’è liberato del peso della salvezza a tutti i costi che lo divorava e adesso può cominciare a fare quel calcio che ha sempre avuto in testa. Chi ha idee e ama le sfide va sempre accompagnato con energia e simpatia. Non so dove arriverà la Fiorentina e quanto colmerà dell’evidente margine di crescita, serve la magia che a volte nasce in certe squadre quasi senza accorgersene.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti