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Palladino e gruppo chiamati a salire un altro gradino. Poi toccherà alla società

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Che Fiorentina ritroveremo dopo la sosta? Solida, matura, concreta e soprattutto vincente, oppure, come successo altre volte in passato, toccherà raccontare un brusco risveglio?
Matteo Magrini

Quante altre volte, in passato, la sosta per le nazionali era volata via così? Rapida, serena, felice. Verrebbe quasi da dire “bella”. La domanda (retorica) serve per capire che momento (esaltante) stia attraversando la Fiorentina e ci porta però ad un altro punto interrogativo che invece, di retorico, non ha assolutamente nulla: che squadra ritroveremo? Sarà quella solida, matura, concreta e soprattutto vincente che avevamo lasciato prima di fermarci oppure, come successo altre volte in passato, toccherà raccontare un brusco risveglio?

La risposta dovranno darla i protagonisti e se è vero che nel calcio, come nella vita, gli esami non finiscono mai allora nei prossimi 30 giorni si capirà forse definitivamente quali potranno essere le reali ambizioni di questa Viola. Per ora comunque, non possiamo che stare ai fatti. Punto primo: questa Fiorentina, dopo l'inizio super complicato, non ha praticamente mai tradito. Più che altro, non ha mai mancato l'appuntamento con i test di maturità che ha dovuto affrontare. Rispetto ad altre stagioni insomma, un (parziale) salto di qualità c'è già stato. Punto secondo: la consapevolezza di giocatori e allenatore. In queste due settimane infatti tutti, ma proprio tutti quelli che hanno preso la parola, non si sono assolutamente nascosti. Al contrario. “Sarà difficile restare dove siamo perché ci sono tante squadre attrezzate ma molto dipenderà da noi”, ha detto per esempio Palladino. “Vogliamo riportare Firenze e la Fiorentina nell'Europa vera”, si è lasciato sfuggire Cataldi mentre Ranieri, da capitano, ha apertamente parlato di “Champions”.


Tutto bellissimo, ovviamente. Anche perché, tanto per rifarsi sempre alle parole del mister, in gruppo adesso ci sono tanti giocatori che sanno cosa vuol dire giocare per certi obiettivi. Gente come De Gea, Gosens, Cataldi stesso, Adli o Kean difficilmente, a maggior ragione vista la feroce voglia di rivincita che li anima, perderà di vista la realtà o staccherà i piedi da terra. Questo, almeno, è l'auspicio e la condizione necessaria (seppur ovviamente non sufficiente) per cercare di restare lassù, attaccati alla zona “sogno”.

Parlando di esami però, e di ulteriori step di crescita da fare, è giusto soffermarsi sia sull'allenatore che su tutti quei giocatori che, fino a questo momento, hanno sostanzialmente deluso. Da qua a fine anno infatti la Fiorentina si giocherà anche il passaggio ai quarti di Coppa Italia e agli ottavi di Conference League e per un club che si definisce e si sta dimostrando ambizioso mancare quegli obiettivi non è e non può essere un'opzione. L'Empoli va eliminato insomma, e la classifica del maxi girone europeo va sistemato. Il tutto, va da sé, senza compromettere il cammino in campionato. Missione non impossibile, ovviamente, che passa però (appunto) da un altro miglioramento di Palladino e da un deciso cambio di marcia della “Fiorentina 2”. Sta ai vari Terracciano, Kayode, Quarta, Moreno, Parisi, Biraghi, Mandragora, Ikonè, Kouame e compagnia insomma dimostrare al proprio mister quanto abbia fatto bene (e ha fatto bene, a prescindere) a difenderli a spada tratta anche pubblicamente.

Per quanto riguarda il mister invece, anche immaginando un futuro in una competizione europea più competitiva, la crescita da fare riguarda la gestione della rosa. Lo si era già visto in passato, e le prime gare di questa Conference lo stanno confermando: il turnover totale, quello dei 9,10,11 cambi da partita a partita non paga. Perché si creano condizioni impossibili a chi va in campo, e perché giusto o no si infila nella testa di chi gioca in coppa la convinzione di essere niente più che riserve. Per questo, da ora in avanti, è giusto aspettarsi rotazioni continue (e ci mancherebbe) ma un pizzico più moderate. Se poi Palla andrà avanti per la sua strada, passerà i turni nelle coppe e chiuderà il 2024 in questa zona di classifica beh, saremo i primi a riconoscerglielo e rivedere le nostre convinzioni. Pensando a medio/lungo termine però, e non a caso un po' tutti gli altri allenatori seguono quella strategia, crediamo che cambiare spesso ma cambiare un po' meno sia meglio.

Si vedrà. Intanto, godiamoci la ripartenza. Godiamoci questo clima di entusiasmo e convinzione che accompagna la Fiorentina verso un finale di anno solare da brividi sperando, perché vorrebbe dire essere in piena corsa su tutti i fronti, di arrivare a gennaio e di poter mettere “sotto esame” soprattutto la società.

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