Gli indizi si stanno pian piano trasformando in prova. Prima la conferenza stampa di giugno, poi il clima nuovo del quale vi abbiamo parlato non molti giorni fa quindi, poche ore fa, l'intervista di Rocco Commisso a La Nazione. E se al famoso incontro al Viola Park che segnò il passaggio tra la scorsa stagione e quella attuale nel quale Daniele Pradè, Alessandro Ferrari e il presidente (tramite lettera) chiesero sostanzialmente scusa per gli errori commessi in passato e promisero di esser pronti a rilanciare le ambizioni del club reagimmo con piacere ma riservandoci di voler aspettare qualche mese prima di gridare alla svolta beh, oggi, è giusto sottolineare (appunto) come a quel segnale ne sono seguiti e ne stanno seguendo diversi.


L'imbucata
Fiorentina, finalmente si parla di calcio e si lavora per unire e non per dividere
Il fortino
—Dell'ambiente totalmente cambiato dentro e attorno al centro sportivo abbiamo scritto qualche settimana fa e restiamo convinti, anche se qualcuno pensa che siano discorsi sul nulla, che alla base del bel rendimento della squadra ci sia anche questo. Oggi la Fiorentina è una società dove le decisioni sono (davvero) condivise e nella quale, pur non mancando discussioni e punti di vista magari diversi, ognuno cerca di fare al meglio il proprio compito. Soprattutto, non c'è più quell'aria da fortino e da guerra costante contro tutto e tutti quelli che osavano muovere qualche critica. Sono stati messi da parte vecchi rancori e inutili battaglie (che fossero con alcuni giornalisti o con l'amministrazione comunale) e si è capito che, soprattutto in una città come Firenze, unire è molto più conveniente che dividere.
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L'intervista
—E così veniamo alle parole di Commisso a La Nazione. Un'intervista nella quale, a mia memoria per la prima volta dal giorno del suo arrivo, il presidente non ha battuto sul tasto dei soldi spesi, non ha insistito su quanto sia stato bravo a realizzare al Viola Park e non ha, altra novità, rinfacciato niente a nessuno. In passato, non sarebbe stato così. In passato il presidente avrebbe probabilmente attaccato quelli che in estate avevano espresso dubbi sul mercato e, magari, avrebbe ironizzato sulla Juventus per avergli ceduto Kean e per aver speso tanti soldi per un giocatore (Nico) immediatamente costretto allo stop per infortunio. E poi ancora, se la sarebbe presa con il Comune per i ritardi nei lavori al Franchi o con chi non vuole il parcheggio al centro sportivo.
La promessa
—Niente di tutto questo. Commisso stavolta ha parlato di calcio ed era quello che gli chiedevamo da tempo. Ha indicato obiettivi (“fare meglio della passata stagione”), ha sottolineato la soddisfazione per il bellissimo inizio di stagione ma ribadendo come ancora non sia stato fatto nulla e, soprattutto, ha garantito che a gennaio, qualora si presentasse un'opportunità da lui ritenuta giusta (e ci mancherebbe, i soldi sono suoi) non si tirerebbe indietro. Parole “pesanti”, anche perché tutti hanno in mente quanto successo sia l'anno scorso che nel gennaio del 2022 quando, con la squadra in piena lotta per la Champions, la Fiorentina (intesa come società) si è di fatto tirata indietro. Per questo insomma, e perché il presidente sa benissimo quanto conti una promessa (alle orecchie e per il cuore dei tifosi) accogliamo quelle assicurazioni con enorme speranza anche se, come è giusto che sia dal punto di vista di chi per mestiere deve raccontare le vicende viola, aspettiamo che alle parole seguano i fatti.
Il nuovo corso
—Intanto però, non possiamo che ribadire tutto il piacere nell'assistere a questo nuovo modo di comunicare e di raccontarsi. Senza spocchia, arroganza o inutile ridondanza (nessuno, per esempio, ha mai criticato questa proprietà per non aver investito, semmai si discuteva su il come, così come nessuno ha mai sottovalutato la portata storica della realizzazione del Viola Park) ma con il giusto orgoglio per i risultati che stanno arrivando e per scelte (vedi Palladino) che si stanno rivelando più che indovinate e con la voglia di puntare sempre più in alto. Da parte nostra, come sempre fatto (e pazienza se qualcuno continua a sostenere o pensare il contrario) non faremo altro che descrivere quello che vedremo. Pronti ad applaudire ma sentendoci liberi di criticare quello che non ci piacerà sperando di trovare, dall'altra parte, una società pronta a confrontarsi (anche duramente, perché no) avendo sempre rispetto dei ruoli e delle persone.
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