- Squadra
- Nazionali
- Calciomercato
- Statistiche
- Coppa Italia
- Social
- Comparazione Quote
- Redazione
esclusive
“Che ne pensi di Grosso?” e quel 20% che citava sempre Agroppi
“Che ne pensi di Grosso?”. È una domanda che somiglia ormai a un tormentone. Vero che ancora non c’è l’annuncio ufficiale ma pare che i giochi siano praticamente fatti, quindi è normale chiedersi come sarà il nuovo allenatore viola. A parte altre considerazioni, se uno si ferma alle statistiche, Fabio Grosso ha per due anni allenato la Primavera della Juventus e poi Bari, Verona, Brescia, Sion, Frosinone, Olympique Marsiglia e Sassuolo.
Il suo miglior risultato in carriera l’ha ottenuto a Sassuolo dove, dopo la promozione del 2025, si è riconfermato in Serie A con l’undicesimo posto in questa stagione. Alle sue spalle aveva già una promozione nel suo secondo anno a Frosinone disputando un campionato di testa (32 giornate primi in classifica). La sua esperienza nella massima serie è di una quarantina di partite. Romano, quarantanove anni, è stato un ottimo calciatore e il suo culmine fu il famoso rigore che consegnò all’Italia il quarto Mondiale (2006).
Ma se Fabio Paratici lo ha scelto ci sarà pure una ragione. Come si può pensare che un manager al suo primo anno possa inopinatamente mettersi nelle mani di uno qualunque? Tra l’altro, a meno di ultimi colpi di scena, Paratici si è assunto la responsabilità di scegliere Grosso rinunciando a Paolo Vanoli che in società, e alla fine (specie dopo la vittoria contro la Juve) anche tra il pubblico pare avesse un certo gradimento.
Allora, se ciò è vero, dobbiamo presumere che dietro la scelta ci sia un forte convincimento: meglio comunque rischiare con Grosso che con Vanoli. Una scelta di responsabilità. Quindi o si ha fiducia in Fabio Paratici oppure no. Le credenziali dell’ex direttore sportivo di Juventus e Tottenham hanno indotto la società viola a sceglierlo, è naturale, perciò, che quanto a scelte tecniche si affidi a lui.
Detto tutto ciò, come diceva il mio amico Aldo Agroppi, un allenatore può incidere sul rendimento della squadra per non più del 20%. Personalmente non riesco a quantificare in termini numerici quanto questo postulato sia vero, ma nella sostanza condivido: conta il valore del gruppo, contano le qualità dei singoli calciatori. Certo, l’allenatore, con esperienza e buonsenso, deve assemblare le caratteristiche di coloro che ha a disposizione, il loro carattere e progettare un gioco che ne esalti le qualità. Arrigo Sacchi fu un grande innovatore, lo si intuiva anche nella Primavera della Fiorentina, ma diventò Sacchi al Milan con quel gruppo e quei fantastici tre olandesi. Per cui la vera domanda da porsi è: che tipo di mercato riuscirà a fare Fabio Paratici?
© RIPRODUZIONE RISERVATA