Il nuovo modo di fare calcio a Firenze sta premiando la società e questo si riflette sulla squadra
Aria pulita e serena
—
C'è un'aria nuova in città. Una brezza (viola) fresca e leggera, pulita e serena. E chissà come mai, ma la sensazione è che questo vento arrivi direttamente da Bagno a Ripoli. Come se, spalancate le porte e aperto verso l'esterno quello che stava diventando una specie di bunker, la corrente abbia iniziato a girare. Avete presente quando rientri dopo un sacco di tempo nella casa al mare? Ecco, a Firenze (e dentro la Fiorentina) è successo esattamente lo stesso. Si sono aperte le finestre, ridando luce a tutto l'ambiente e spazzando via quel senso di pesantezza.
Lo dicemmo allora, e adesso siamo felici di tornarci. “Benissimo le scuse e ben venga questo atteggiamento nuovo anche se ci riserviamo di aspettare un po' per vedere quanto durerà e, soprattutto, se verrà confermato anche quando le cose andranno bene”. Perché un conto è chinare il capo e mostrarsi umili quando si è in difficoltà e, quindi, si ha bisogno. Un altro è mantenere quel modo di fare anche se le cose vanno bene evitando, magari, di tornare a vecchie e fastidiosissime arroganze. Per il momento, ed è per questo che siamo tornati sul tema, non sta accadendo. Il club sta tenendo la barra dritta sulla politica (decisamente più fruttuosa) intrapresa in estate ed è giusto e doveroso dargliene atto.
L'ascia sepolta
—
E chissà. Forse è proprio perché all'improvviso si è iniziato a far calcio che i risultati arrivano. Sullo stadio, tanto per fare un esempio, è stata sepolta l'ascia da guerra e si è smesso di stuzzicare gli istinti più beceri della gente e ci si è messi, sul serio e con voglia di arrivare ad una soluzione, a discutere col Comune. E poi ancora. Si son messi da parte veleni e rancori che contavano più delle valutazioni tecniche (pensiamo alla pace fatta con l'agente di Palladino con il quale, fino a quel momento, non si voleva ne poteva parlare), sono state messe da parte stupide gelosie e assurde manie di protagonismo e, di conseguenza, si è cercato di far tutto il possibile per esaltare le idee e per soddisfare le richieste dell'allenatore. Di più. Lo stesso mister, e pensiamo per esempio all'arrivo di Goretti col quale ci risulta ci sia un rapporto strettissimo, ha finalmente persone di calcio con le quali confrontarsi senza che nessuno si sentisse scavalcato. Funziona nel calcio, come nella vita: dalle discussioni, se portate avanti con spirito costruttivo e se chi parla conosce la materia, non si può che uscire migliori. Basta pensare, tanto per stare su quanto successo in questi mesi, al cambio di modulo e al passo indietro fatto da Palladino rispetto a qualche sua convinzione.
Applausi e cosa manca
—
Merita tanti applausi, il mister, e gli possiamo anche perdonare qualche risposta un po' “guascona” data nelle ultime settimane. Lo diciamo perché, tanto per tornare al punto di partenza, nessuno lo ha mai criticato per partito preso o per il gusto di farlo. Semplicemente, veniva fatto notare quello che non funzionava. Anzi. In molti avevano premesso che sarebbe stato scorretto dargli addosso visto che tra assenze e mercato in ritardo aveva avuto la squadra al completo soltanto a campionato iniziato. Detto questo, lui (insieme ai giocatori) è stato pronto e tutto sommato veloce nel capire di cosa ci fosse bisogno e quale fosse l'abito migliore per vestire questa squadra e per questo, appunto, non si può che dirgli bravo.
Tutto perfetto? Certo che no, e ci mancherebbe altro. Adesso però, se ne può discutere serenamente. Si può dire che manca terribilmente un vice Kean o che, appunto, il mercato ha avuto tempistiche discutibili. Si possono sottolineare i tanti prestiti e parlare di scarsa programmazione per il futuro così come si può pensare che (in teoria) ci siano ancora 6 o 7 squadre teoricamente più forti senza che questo voglia dire “andare contro” o “volere il male della Fiorentina”. E' ed è sempre stato esattamente il contrario. L'importante, adesso, è non (ri)chiudersi. Continuare su questa strada e non lasciarsi prendere dalla paura quando, magari, torneranno le difficoltà. L'importante, per farla breve, è continuare a fare calcio. Sul campo, in “politica”, nella comunicazione. Perché la Fiorentina è di tutti e soltanto così può pensare di andare a rompere le scatole alle solite grandi [LEGGI LA CLASSIFICA AGGIORNATA DI SERIE A]