I difetti della squadra, il rapporto tra le tifoserie, un confronto tra le società

Nel 1974 una squadra divisa in “clan” vinse lo scudetto. Era la Lazio di Tommaso Maestrelli, meteora unica e atipica di un calcio passato. Nel suo libro “L'anno felice” (Libreria Sportiva Eraclea) Gianluca Teodori, responsabile news di Radio Dimensione Suono, ha raccontato quel campionato per certi versi irripetibile.

Si parla spesso di ‘spogliatoio unito’ per vincere. È così?“Quella Lazio era tutto fuorché uno spogliatoio unito. C’erano clan ben definiti e divisi. Quello con Chinaglia più numeroso avverso a quello con Martini e Re Cecconi e un altro neutro. Ma c’era Maestrelli a tenere unito quel gruppo. L’allenatore riusciva a fare detonare la tensione interna contro l’avversario. Caricava l’ambiente quasi facendo tesoro di quelle avversità. Un allenatore amico e amato da tutti”.

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Possibile oggi un allenatore così?"Nel calcio è tutto possibile ma oggi è più complicato perché la figura dell’allenatore è cambiata. Anche dal punto di vista contrattuale l’allenatore conta meno rispetto a tanti giocatori quindi è difficile individuarlo come una figura superiore. Similitudini? Montezemolo mi disse che la Juve di Platini e Boniek nonostante le tante anime era tenuta unita da Trapattoni o penso all’Inter di Mourinho o al Real di Ancelotti”.

La tifoseria della Lazio è politicizzata?“Da sempre. È una tifoseria orientata. Negli anni settanta con picchi maggiori anche se le ideologie sono venute fuori dopo, perché negli anni duemila sono apparse bandiere che prima non venivano ostentate anche se le identità erano fortissime. Oggi c’è meno politicizzazione ma altre problematiche come quella dello scollamento eterno con la società e il distacco dallo stadio che rimane deserto contro le misure di sicurezza decise dalla prefettura a Roma dopo il caso Esposito. Questo vale anche per la Roma con le frange estreme allontanate dallo stadio. Ma esiste ancora un marchio politico che ha creato molti problemi”.

Come è il rapporto con la tifoseria viola?“Non buonissimo ma al di là di tutto le due tifoserie hanno qualcosa in comune: entrambe esigenti, critiche e con l’arma dell’ironia. È quasi un paradosso ma tra due città di grande bellezza non può esserci affinità perché ci si assomiglia troppo. Non credo che pesi il fatto politico”.

Com’è la Lazio attuale?“Con tanti difetti, venuti fuori all’improvviso e tutti insieme per una scelta di mercato incomprensibile della società che non ha pensato al rafforzamento. Siamo appesi all’arrivo di un difensore centrale, non ho visto giocare questo Bisevac… Difesa inconsistente, mancando De Vrij è mancato il muro dell’anno scorso. Poi problemi di spogliatoio per la fascia di capitano a Biglia e il mancato riconoscimento a Candreva. C’è stato uno stop alla crescita dopo il magnifico terzo posto della scorsa stagione. Il rendimento al di sotto è comunque indipendente dalle scelte della società che ha fatto capire che oltre di questo non si può andare. Un dato di quest’anno esemplare è l’assenza quasi totale di gol dei centrocampisti, punto di forza dello scorso campionato. Dal portiere all’attacco non c’è un reparto che va bene. E poi in questa Lazio manca la personalità, all’opposto di quella di Maestrelli”.

Che giudizio dai della Fiorentina?“Mi piace perché ha tante individualità che possono essere decisive oltre ad avere un gioco d’assieme bellissimo. Mi lascia il dubbio che abbia perso partite decisive a parte quella di Milano con l’Inter. Sousa ha il suo carisma, mette la squadra bene in campo, ha Kalinic che segna e lavora per la squadra, Borja decisivo, Ilicic rigorista infallibile e non solo”.

Un confronto tra Lotito e i Della Valle.“Sono due dirigenti molto attenti al bilancio. E questo nel calcio di oggi non è del tutto sbagliato. In comune non hanno una piazza molto favorevole anche se i risultati danno ragione a Della Valle. Scontano entrambi di non avere nel dna il tifo per la loro squadra. Come se la tifoseria avvertisse questo e provasse quindi una certa diffidenza. Della Valle ostenta di più qualcosa, una sciarpa viola al collo se la mette. Invece Lotito si è sempre mostrato attento solo al lato amministrativo gestionale”.

Un pronostico per sabato?“Sbilanciato per la Fiorentina perché sta meglio nel complesso e nelle individualità. Al di là dello spauracchio Klose, per Firenze, che è però nel suo declino”.

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