Openda, ex attaccante della Juventus, ha parlato del suo passato in bianconero e delle motivazioni che lo hanno spinto all'addio
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Lois Openda torna a parlare dei suoi mesi in bianconero e lo fa attraverso un'intervista concessa a L'Équipe. L'attaccante belga classe 2000, trasferitosi la scorsa estate al Lione in prestito oneroso per 3,5 milioni di euro dopo un'operazione complessiva da 45 milioni con il Lipsia, ha tracciato un bilancio lucido del suo periodo a Torino.
Le difficoltà tattiche e la concorrenza a Torino
L'avventura piemontese, iniziata nell'estate 2025 dopo i colloqui con l'ex dirigente Damien Comolli, si è scontrata con un contesto tattico complesso e una folta concorrenza nel reparto avanzato:
Nell’estate del 2025 parlai con Damien Comolli, allora a capo del club, che mi spiegò come intendeva utilizzarmi in un campionato non facile. In Italia, la squadra che sfrutta bene la profondità è l’Inter, e la Roma sta solo iniziando a capirlo. L’allenatore mi voleva, ma nel mio ruolo c’erano Vlahovic e David. Avevo complementarità con David, ma la squadra non era abituata a giocare con un giocatore di profondità e Vlahovic teneva per sé la palla.
Il bilancio dell'esperienza e il rilancio a Lione
Nonostante le criticità, la punta belga guarda agli aspetti positivi del percorso torinese, senza rimpianti:
Ho cercato di ottenere la mia chance, e qualche volta l’ho avuta, ma verso la fine della stagione ho capito che per giocare dovevo andarmene. Non è stato un errore e mi ha permesso di lavorare su aspetti che non pensavo. Sapevo bene dove mettevo i piedi e sono sicuro che in altre circostanze sarebbe andata meglio.
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