Edoardo Bove è tornato a sorridere, e lo fa con la consapevolezza di chi ha guardato negli occhi l’abisso ed è tornato indietro più forte di prima. L'ex centrocampista della Fiorentina, oggi protagonista in Inghilterra con la maglia del Watford, ha rilasciato una toccante intervista ai media britannici ripercorrendo i momenti che hanno cambiato per sempre la sua vita e la sua carriera.

Daily Mail
Bove racconta: “Pensai a un incidente d’auto. Dicevano che non avrei più giocato”
Quel maledetto 1 dicembre: "Pensavo fosse un incidente d'auto"
—Il ricordo di quel Fiorentina-Inter del 2024 è ancora una ferita aperta per tutto il popolo viola, ma per Edoardo è l'inizio di un secondo tempo: "Ho cominciato una nuova vita. Non rimpiango niente perché tutto quello che mi è accaduto mi ha reso più forte".
Bove ripercorre quegli istanti drammatici con una lucidità quasi commovente: "L’ultima cosa che ricordo è quando sono caduto a terra. Mi sono risvegliato in ospedale senza sapere cosa fosse accaduto: pensavo di aver fatto un incidente in auto. Prima di tutto ciò mi sentivo come un supereroe. Poi il buio, e le parole dei medici che pesavano come macigni: mi dissero che non avrei più giocato a calcio. Ogni tanto pensavo: 'Cosa farò adesso?'. Sono stati giorni davvero difficili, dove ogni cosa sembrava andare per il verso sbagliato”.
La cicatrice e il "nuovo amico"
—Oggi Edoardo convive con un defibrillatore sottocutaneo (ICD), un dispositivo che in Italia gli avrebbe impedito di scendere in campo, ma che lui ha accolto con una serenità fuori dal comune. Mostrando la cicatrice di diversi centimetri all'altezza del cuore, Bove sorride: "Ho un nuovo amico nel mio corpo. Quando ti vedi cambiato allo specchio può essere doloroso, ma per me non lo è stato. Sono fortunato che sia successo a 22 anni: ero abbastanza maturo per capire, ma con l'energia di un ragazzo per reagire".
Il legame speciale con lo Special One
—Nell'intervista c'è spazio anche per un retroscena su José Mourinho, l'uomo che lo ha lanciato nel grande calcio e che non lo ha mai abbandonato nel momento del bisogno: "Si prende cura di tutti i giocatori che ha allenato. Mi ha scritto per primo, ma visto che non potevo rispondere a nessuno, è riuscito a recuperare i numeri di telefono dei miei genitori per stare loro vicino. Ho un'incredibile relazione con lui, è una persona fondamentale per me e per la mia famiglia".
La rinascita al Watford
—Lontano dalla Serie A per motivi regolamentari, Bove ha trovato a Watford l'ambiente ideale per ripartire, tra lo studio dell'economia, la passione per la fotografia e il ritorno al gol (come quello recente contro il Wrexham). "È stato come chiudere un cerchio", conclude Edoardo. Un cerchio che si era interrotto bruscamente al Franchi, ma che ora brilla di una luce nuova sotto il cielo d'Inghilterra.
In bocca al lupo, Edo. Firenze non ti dimentica.
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