La Fiorentina si ritrova a fare i conti con una crisi che riporta quella alla scorsa stagione. Quattro punti dopo otto giornate, con 19 gol subiti e la peggior difesa
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Un déjà-vu che la Fiorentina avrebbe voluto evitare. A un anno di distanza, i viola si ritrovano nuovamente con quattro punti dopo otto giornate, al penultimo posto e alle prese con una crisi che rischia di trasformare una stagione presentata come di transizione in un’altra corsa sofferta verso la salvezza. L’avvicendamento in panchina tra Fabio Grosso e Paolo Vanoli non ha prodotto, almeno finora, la svolta attesa. Dopo un avvio incoraggiante, con quattro punti nelle prime due gare della nuova gestione, il rendimento è tornato sui livelli della passata stagione, con numeri persino peggiori in alcuni reparti. La difesa è il dato più allarmante: 19 gol subiti in otto partite, contro i 12 incassati nello stesso periodo un anno fa. Qualche progresso si registra in attacco, con nove reti realizzate contro le sette della stagione precedente, ma il bilancio complessivo resta preoccupante.
Tra gli aspetti che alimentano le perplessità ci sono le scelte dell’allenatore a partita in corso. Contro l’Inter, a San Siro, le sostituzioni di Mastantuono, Pellegrino e Jimenez per inserire Gnonto, Dodô e Beto hanno accompagnato il passaggio dal 4-3-3 al 5-3-2. Una modifica che, ha finito per favorire la pressione nerazzurra, portando gli avversari sempre più vicini all’area viola. Già nella scorsa stagione, le partite contro Inter e Torino al Franchi avevano sollevato dubbi sulla gestione dei finali da parte di Vanoli. Contro i nerazzurri, dopo il pareggio firmato da Ndour, il tecnico aveva inserito Fagioli, Gudmundsson e Kean, passando dal 4-3-3 al 5-3-2 e rischiando di compromettere il risultato. Contro il Torino, invece, la sostituzione di Solomon con Ranieri e il nuovo passaggio alla difesa a cinque avevano preceduto il pareggio granata di Maripán oltre il novantesimo.
Anche in questa stagione le scelte dalla panchina hanno prodotto risultati alterni. A Venezia, i cambi avevano aiutato a conservare il vantaggio senza rinunciare a un atteggiamento offensivo. Nelle successive partite, invece, la gestione tattica è apparsa meno convincente: contro il Napoli il passaggio al 4-2-3-1 ha aumentato il potenziale offensivo, ma ha anche allungato la squadra; a Genova si è passati da un’impostazione prudente a una decisamente più offensiva; contro il Como, infine, la Fiorentina ha alternato tre sistemi di gioco, dal 4-2-3-1 al 4-3-3, fino al 4-2-4 nel tentativo di recuperare il risultato. Il filo conduttore è la difficoltà nel trovare una direzione chiara durante le gare. Che si tratti di cambi conservativi o di continue modifiche al sistema di gioco, le decisioni dalla panchina non hanno garantito alla squadra quelle certezze necessarie per gestire i momenti più delicati.
Adesso il calendario non concede tregua. Prima della sosta, la Fiorentina affronterà Atalanta, Sassuolo e Juventus: tre appuntamenti nei quali servirà una risposta concreta per evitare che la crisi diventi ancora più profonda.
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