Dalla Sampdoria alla Juventus, fino all'arrivo di Cristiano Ronaldo
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Domenica a San Siro, Inter-Fiorentina sarà anche il confronto tra Giuseppe Marotta e Fabio Paratici, protagonisti di un sodalizio durato 14 anni e oggi divisi da un rapporto deteriorato. Il presidente nerazzurro rappresenta una figura centrale della dirigenza calcistica italiana, mentre Paratici punta a riportare la Fiorentina e se stesso in primo piano. I due si erano già incontrati a marzo al Franchi, nell’1-1 accompagnato dalle proteste interiste per un rigore negato: un precedente che, insieme alle recenti polemiche viola, potrebbe aumentare la tensione.
La loro collaborazione cominciò nel 2004, quando Marotta affidò a Paratici un incarico nello scouting della Sampdoria. I compiti erano complementari: il primo curava i rapporti istituzionali, il secondo individuava i talenti. Insieme costruirono la squadra di Cassano e Pazzini, qualificata alla Champions League nel 2010, prima di trasferirsi alla Juventus. A Torino conquistarono sette scudetti e quattro Coppe Italia, raggiungendo anche due finali di Champions e portando in bianconero numerosi campioni.
Secondo alcuni retroscena, le prime incomprensioni risalirebbero al 2012, fra messaggi inviati per errore e divergenze di mercato. La svolta arrivò però nel 2018: l’acquisto di Cristiano Ronaldo, seguito soprattutto da Paratici, cambiò gli equilibri societari e ridusse la centralità di Marotta, che lasciò la Juventus e pochi mesi dopo approdò all’Inter. Diventati rivali anche sul mercato, nel 2021 Marotta rese esplicita la rottura: «Sono rimasto in buoni rapporti con tutti ad eccezione di Paratici per motivi umani». Domenica il confronto riguarderà anche gli equilibri politici del calcio, con l’incognita di una possibile stretta di mano. Lo scrive la Nazione.
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