Giovanni Galli analizza a La Gazzetta dello Sport le motivazioni dell'esonero di Grosso, le lacune della squadra e le aspettative sul Vanoli-bis
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L'ex portiere della Fiorentina e della Nazionale, Giovanni Galli, ha analizzato il momento delicato in casa viola dopo l'esonero di Fabio Grosso e il ritorno in panchina di Paolo Vanoli. Di seguito le sue parole rilasciate alle pagine de La Gazzetta dello Sport.
Qual è il suo giudizio sul licenziamento di Grosso?
"Credo che ci sia dell'altro oltre ai soli risultati e agli aspetti tecnici. È successo qualcosa che ha portato a questa frattura. Di certo, se l'intesa si era incrinata e il cammino doveva proseguire tra continue frizioni, la separazione è stata la scelta migliore: trascinare la situazione avrebbe appesantito l'ambiente, trasformandosi perfino in un alibi per i giocatori. Paratici, da persona seria e trasparente, si farà carico delle sue responsabilità sia per averlo ingaggiato che per averlo sollevato dall'incarico".
Ipotizzava un avvio così complicato per la squadra?
"La rosa è stata allestita con scelte coraggiose ma coerenti, perché la qualità complessiva non manca affatto. Questa non può essere la reale Fiorentina, non voglio crederci. Con l'inizio di questo nuovo capitolo vanno condivise le responsabilità ma anche le attenuanti, considerando che molti elementi sono arrivati a scaglioni e c'è stato troppo poco tempo per trovare l'intesa".
Quali responsabilità attribuisce a Grosso?
"In questo rapporto non si è mai vista scoccare la scintilla, neanche tra la guida tecnica e la squadra. Nelle prime gare ufficiali mi attendevo un'organizzazione più collaudata, mentre si è visto un deficit generale. Bisogna comunque considerare che i calciatori sono arrivati a scaglioni e un allenatore fatica quando i suoi uomini devono ancora imparare a conoscersi".
Qual è la falla più grande emersa finora?
"Manca soprattutto quell'anima e quell'identità che richiedono tempo per essere plasmate. È un limite comune alle rose con tanti volti nuovi, che faticano a comprendere subito il valore e il peso della città. Continuo però ad avere massima fiducia in Paratici e vedo spunti positivi per il futuro, non appena il gruppo si sarà integrato al meglio".
Cosa non ha funzionato sul piano del gioco?
"È mancata totalmente la connessione tra i reparti. La retroguardia e la mediana hanno fatto male, mentre l'attacco è apparso privo di idee, ritmo e velocità. Non si è vista la mano dell'allenatore e ci sono state troppe rotazioni nell'undici titolare. La linea difensiva dovrà prima di tutto ritrovare compattezza".
Cosa si aspetta ora dal ritorno di Vanoli?
"Lo considero alla stregua di un allenatore nuovo: il mio giudizio si baserà esclusivamente sul cammino futuro e non sul passato. Lo scorso anno, al di là della salvezza conquistata, non si è vista una Fiorentina padrona del campo, determinata e con un'idea di gioco definita. Nemmeno questa è una squadra costruita per lui, ma avendo accettato la sfida ed essendosi detto convinto del valore della rosa, ora deve farci vedere sul campo cosa è in grado di fare".
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