Al Bologna Zirkzee ha giocato da unica punta, mentre al Manchester United è stato impiegato anche accanto a un centravanti come Rasmus Hojlund

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Il passaggio da Moise Kean a Joshua Zirkzee rappresenterebbe per la Fiorentina una svolta radicale: entrambi attaccanti, ma con caratteristiche quasi opposte. Kean è un finalizzatore ideale per il gioco in transizione, mentre Zirkzee è un regista offensivo portato ad associarsi con i compagni. Nonostante la struttura fisica da centravanti classico, con i suoi 1,93 metri, l’olandese classe 2001 non è un vero numero 9 d’area. I dati realizzativi parlano di 14 gol in 58 partite con il Bologna e 9 in 75 con il Manchester United, ma la sua qualità principale è il passaggio: nel 2023-24 fu il centravanti con più passaggi tentati in Serie A, 900 complessivi e 29 ogni novanta minuti. Kean, nella sua migliore stagione viola, il 2024-25, si fermò invece a una media di 10.

Joshua Zirkzee

Al Bologna Zirkzee ha giocato da unica punta, mentre al Manchester United è stato impiegato anche accanto a un centravanti come Rasmus Hojlund. Una soluzione che a Firenze potrebbe essere riproposta con Mateo Pellegrino. Le caratteristiche dell’olandese favoriscono infatti gli inserimenti dei compagni, un aspetto particolarmente apprezzato da Fabio Grosso, che nella scorsa stagione al Sassuolo ha ottenuto 15 gol dagli esterni offensivi e altri 10 dagli incursori.

Il confronto sui tiri evidenzia ulteriormente le differenze: Kean, nelle due stagioni complete in viola, ha prodotto una media di 3,6 conclusioni ogni novanta minuti; Zirkzee è passato dalle 2,5 registrate a Bologna a una sola conclusione ogni novanta minuti in Inghilterra. Kean partecipa al gioco sulla trequarti soprattutto per proteggere il pallone spalle alla porta, conquistare falli e far salire la squadra, senza occuparsi dell’ultima rifinitura come fa Zirkzee. L’azzurro è devastante quando deve allungare la squadra, attaccare la profondità e spezzare verticalmente le linee avversarie; l’olandese utilizza invece la propria tecnica per muoversi negli spazi stretti e a ritmi più contenuti. Con caratteristiche così differenti cambierà inevitabilmente anche il modo di attaccare della Fiorentina: una rivoluzione dentro la rivoluzione. Lo scrive il Corriere Fiorentino.

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