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Carobbi ricorda: “Per tornare a Firenze piansi, ma Cecchi Gori mi fece fuori”

Redazione VN
Stefano Carobbi si racconta: dal debutto giovanissimo in viola al rapporto tormentato con Cecchi Gori. "Per amore della Fiorentina chiesi la cessione dal Milan, ma il ritorno fu amaro".

Stefano Carobbi, ex difensore di Fiorentina e Milan tra le altre, ha parlato del suo passato da calciatore alla Gazzetta dello Sport. Tanti aneddoti sull'avventura in viola e non solo:

"A 14 anni ero nelle giovanili della Fiorentina. Ho debuttato in Serie A a 19 anni e a 20 ero già titolare nell'Under 21. Per tre campionati sono stato al top, avevo un altro passo, ma a 22 anni l'operazione al rene ha cambiato tutto: dopo non sono più stato quello di prima, la forza fisica si era come silenziata."

L'ex terzino ricorda chi lo ha plasmato tecnicamente e umanamente durante gli anni a Firenze: "Devo molto a Guerini e a Sacchi, che mi allenava nella Primavera viola: furono loro a cambiarmi ruolo, da ala destra a terzino sinistro pur essendo io un destro. Umanamente, invece, sono legato a Sergio Cervato e ad Aldo Agroppi, un uomo di rarissima sensibilità.

Nella sua lunga parentesi fiorentina, Carobbi ha diviso lo spogliatoio con leggende assolute del calcio mondiale: "Il migliore è stato Baggio per distacco, lo metto al livello di Ronaldo il Fenomeno. Poi Antognoni, il mio idolo e una vera bandiera. Di Batistuta ricordo che quando arrivò non riusciva a stoppare un pallone, ma era devastante. Un altro che poteva diventare il Van Basten italiano era Giovanni Ceccarini, mio compagno a Firenze."

"L'avversario più duro da marcare? Toninho Cerezo. Ce l’avevi accanto, ti giravi, era sparito: senza palla il miglior giocatore del mondo. E Maradona, certo. Un giorno, all’intervallo di una partita, vado da Eriksson e gli faccio: “Nun ce la fò a tenello, cosa devo fare?”. Lui mi guarda serio e poi risponde ridendo: “E che ne so io?”."

Il ritorno e lo scontro con i Cecchi Gori

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L'amore per la maglia viola lo portò a commuoversi e chiedere la cessione pur di tornare a Firenze, ma la seconda parentesi fu segnata da forti tensioni:

"Un giorno a Milano vidi una mia foto con la fascia da capitano della Fiorentina e mi misi a piangere, così chiesi di tornare. Ma furono anni nefasti culminati con la B. Avevo un bruttissimo rapporto con Vittorio Cecchi Gori: mi fece fuori dopo l’esonero di Radice, quando scese negli spogliatoi a sbraitare dopo una sconfitta con l'Atalanta."