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GERMOGLI PH: 24 OTTOBRE 2022 FIRENZE AUDITORIUM BANCA CR FIRENZE HALL OF FAME VIOLA NELLA FOTO CAROBBI PREMIA BIRAGHI
Stefano Carobbi, ex difensore di Fiorentina e Milan tra le altre, ha parlato del suo passato da calciatore alla Gazzetta dello Sport. Tanti aneddoti sull'avventura in viola e non solo:
"A 14 anni ero nelle giovanili della Fiorentina. Ho debuttato in Serie A a 19 anni e a 20 ero già titolare nell'Under 21. Per tre campionati sono stato al top, avevo un altro passo, ma a 22 anni l'operazione al rene ha cambiato tutto: dopo non sono più stato quello di prima, la forza fisica si era come silenziata."
L'ex terzino ricorda chi lo ha plasmato tecnicamente e umanamente durante gli anni a Firenze: "Devo molto a Guerini e a Sacchi, che mi allenava nella Primavera viola: furono loro a cambiarmi ruolo, da ala destra a terzino sinistro pur essendo io un destro. Umanamente, invece, sono legato a Sergio Cervato e ad Aldo Agroppi, un uomo di rarissima sensibilità.
Nella sua lunga parentesi fiorentina, Carobbi ha diviso lo spogliatoio con leggende assolute del calcio mondiale: "Il migliore è stato Baggio per distacco, lo metto al livello di Ronaldo il Fenomeno. Poi Antognoni, il mio idolo e una vera bandiera. Di Batistuta ricordo che quando arrivò non riusciva a stoppare un pallone, ma era devastante. Un altro che poteva diventare il Van Basten italiano era Giovanni Ceccarini, mio compagno a Firenze."
"L'avversario più duro da marcare? Toninho Cerezo. Ce l’avevi accanto, ti giravi, era sparito: senza palla il miglior giocatore del mondo. E Maradona, certo. Un giorno, all’intervallo di una partita, vado da Eriksson e gli faccio: “Nun ce la fò a tenello, cosa devo fare?”. Lui mi guarda serio e poi risponde ridendo: “E che ne so io?”."
L'amore per la maglia viola lo portò a commuoversi e chiedere la cessione pur di tornare a Firenze, ma la seconda parentesi fu segnata da forti tensioni:
"Un giorno a Milano vidi una mia foto con la fascia da capitano della Fiorentina e mi misi a piangere, così chiesi di tornare. Ma furono anni nefasti culminati con la B. Avevo un bruttissimo rapporto con Vittorio Cecchi Gori: mi fece fuori dopo l’esonero di Radice, quando scese negli spogliatoi a sbraitare dopo una sconfitta con l'Atalanta."
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