Ci sono carriere fatte di trofei e carriere fatte di sogni realizzati. Per Emiliano Viviano, portiere nato a Fiesole ma fiorentino nel midollo, non c'è dubbio su quale sia il traguardo più prezioso. Intervenuto ai microfoni di Radio Serie A, l'ex numero uno viola ha ripercorso la sua esperienza all'ombra del Cupolone, mettendo in chiaro cosa abbia significato per lui difendere quei pali:

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Viviano cuore viola: “Giocare nella Fiorentina è stata la mia vittoria più grande”
"La mia più grande vittoria è aver giocato per la Fiorentina. Per chi come me andava in curva da bambino è così. Io sono tifoso viola, sono nato a Fiesole ma ho sempre vissuto a Firenze. Ero partito con il sogno di giocare nella mia squadra del cuore: esserci arrivato è stato un traguardo condiviso con tutti gli amici con cui sono cresciuto. Baggio? Mi sono allenato con lui a Brescia. In quegli anni per noi fiorentini era un religione. Non mi sembrava vero giocare con lui. Era innamoratissimo di Firenze, quindi quando ha saputo di dovero mi ha fatto tantissime domande sulla città. A Firenze successe quasi una guerra civile per la cessione di Baggio alla Juventus. Ero nato col suo mito, non ho mai visto nessuno amato come lui in Italia. Il più bravo a tirare i rigori? Giuseppe Rossi. Tirava veramente bene
Una sola stagione, ma intensa
—Nonostante il legame viscerale, l'avventura di Viviano a Firenze è durata solo un'annata, quella 2012/2013 sotto la guida di Vincenzo Montella. Una stagione che l'ex portiere ricorda comunque con orgoglio, nonostante l'addio finale: "È bastato un anno solo. Abbiamo fatto settanta punti arrivando quarti, è stata una bellissima annata. Poi non sono rimasto per dei problemi con Montella, che però abbiamo chiarito in seguito. Giocare a Firenze non è stato facile per via della pressione, ma mi godo ogni istante di quel ricordo. Non abbiamo la fortuna di avere tanti fiorentini in squadra. Poco tempo fa c'è stato Chiesa, perché è cresciuto a Firenze mentre il padre giocava qua. Adesso c'è Fazzini".
Parole che profumano di appartenenza, in un calcio dove spesso le bandiere sbiadiscono, ma non quella di un tifoso che è riuscito a scendere in campo per la "sua" gente.
Il mito di Baggio e il "cecchino" Pepito
—Nell'intervista, Viviano ha dedicato anche un passaggio emozionante a due icone che hanno segnato la storia viola, seppur in epoche diverse: Roberto Baggio e Giuseppe Rossi. "Mi sono allenato con Baggio a Brescia. Per noi fiorentini era una religione, non mi sembrava vero giocare con lui. Era innamoratissimo di Firenze e mi faceva tantissime domande sulla città. Ricordo ancora la 'guerra civile' che scoppiò per la sua cessione alla Juve; sono nato col suo mito e non ho mai visto nessuno così amato in Italia".
Infine, un pensiero tecnico su chi fosse il più freddo dagli undici metri. Nessun dubbio per l'ex portiere: Giuseppe Rossi. "Tirava veramente bene, era il più bravo di tutti".
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