Giuseppe Rossi esalta Gudmundsson: “Ha talento, deve prendersi più responsabilità. Può diventare un idolo della Fiorentina”.
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Giuseppe Rossi torna a parlare tra passato, presente e futuro, tra il legame con la Nazionale, i ricordi viola e uno sguardo sulla Fiorentina di oggi. Dalla mancata convocazione al Mondiale fino ai tanti infortuni, passando per Firenze e i giovani su cui puntare: “Pepito” si racconta senza rimpianti. Ecco le sue parole al Corriere dello Sport:
Il Mondiale negli Stati Uniti senza Italia che effetto fa?
«C’è grande entusiasmo, si parla solo di questo. Io vivo nel New Jersey a dieci minuti dallo stadio della finale, mi sarebbe piaciuto vedere l’Italia».
Terza esclusione consecutiva degli azzurri: cosa non ha funzionato?
«Un dispiacere, ora ci vuole qualcuno che voglia bene al calcio. Senza il rosso con la Bosnia si vinceva e non ci sarebbe stata nessuna discussione».
Lei ha mai pensato di giocare per gli Stati Uniti?
«Nel 2006 mi cercarono, ma sono felice di aver scelto l’Italia. Era il mio sogno e l’avevo promesso a mio padre».
Nessun rimpianto per il 2014 e la mancata convocazione?
«So che potevo fare bene, stavo recuperando ed ero pronto mentalmente. Ma è passato tanto tempo, non ci penso più».
È stato vicino a tanti top club…
«Sì, nel 2012 avevo già un accordo. C’erano Bayern, Barcellona e anche il Napoli, ma non si concretizzò».
Poi Firenze. Che ricordo ha?
«Indimenticabile. Il 4-2 contro la Juventus resta una delle più grandi soddisfazioni della mia carriera».
Nella Fiorentina di oggi vede un suo “erede”?
«Gudmundsson. Se diventa più cattivo e si prende responsabilità può diventare un idolo a Firenze».
Seguirà il centenario viola?
«Non lo sapevo, ma allora verrò sicuramente a Firenze per festeggiare».
Su De Rossi allenatore?
«Non mi sorprende, dà una carica incredibile. Farà una grande carriera».
E su Ranieri e Gasperini?
«Ranieri mi diede fiducia giovanissimo, merita il rispetto di tutti. Lui e Gasperini sono due geni del calcio».
Serie A in difficoltà in Europa?
«No, è solo un’annata. Il problema è la crescita dei giovani italiani: serve più pazienza».
Sulla recente polemica social?
«Un fraintendimento, nessuna malizia. Sono tranquillo».
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