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VERONA, ITALY - APRIL 04: Moise Kean of Fiorentina looks on during the Serie A match between Hellas Verona FC and ACF Fiorentina at Stadio Marcantonio Bentegodi on April 04, 2026 in Verona, Italy. (Photo by Emmanuele Ciancaglini/Getty Images)
Questo pomeriggio l’attore comico e noto tifoso della Fiorentina, Alessandro Paci, è intervenuto ai microfoni di Lady Radio per tracciare un bilancio senza peli sulla lingua del finale di stagione della squadra viola:
"Se dovessi dare una valutazione complessiva alla stagione della Fiorentina, non andrei oltre un misero 4. È stata un'annata fallimentare. L'unico a meritare un voto altissimo è De Gea: sono certo che, senza i suoi miracoli tra i pali, quest'anno saremmo retrocessi in Serie B. Il resto della rosa, invece, si posiziona ampiamente sotto la sufficienza. Su Kean il mio giudizio non è il peggiore in assoluto, ma la mia filosofia è chiara: se manifesta la volontà di cambiare aria, che venga assecondato. Noi tifosi viola non possiamo certo metterci in ginocchio per implorare un calciatore di restare a Firenze. Con tutto il rispetto, non siamo il Bari in Serie C. La squadra ha enormi responsabilità, anche se Stefano Pioli ci ha messo del suo con scelte discutibili. Allo stesso tempo, però, una buona fetta di colpa va attribuita alla dirigenza".
Il noto comico toscano ha poi espresso forti perplessità sul probabile arrivo del nuovo allenatore: "Grosso? Ad essere sincero, come figura mi sta simpatica. È stato un grandissimo calciatore e sta dimostrando di essere un buon tecnico. Tuttavia, la Fiorentina in questo momento storico ha bisogno di una guida già affermata, di uno stratega che sposti davvero gli equilibri, pur senza scomodare profili irraggiungibili alla Ancelotti. Sulla panchina viola serve un uomo di carattere e di forte personalità. Il motivo è semplice: durante l'anno il mister dovrà confrontarsi con dirigenti che, se non hai le spalle larghe e non ti fai valere, ti mangiano la pappa in testa. Auguro il meglio alla Fiorentina, ma ho il forte timore che Grosso sia caratterialmente troppo leggero per questo ambiente".
Infine, una stoccata frontale alla proprietà e al modo moderno di intendere il calcio, con un nostalgico parallelo con il passato: "Un tempo il presidente era colui che sceglieva, comprava e vendeva i giocatori in prima persona. Oggi lo scenario è mutato: al comando c'è il figlio, e la speranza è che si dimostri un briciolo meno autoritario rispetto alla gestione precedente. Certe volte mi vengono fatte interviste in cui mi si chiede di fare un paragone tra la famiglia Commisso e Cecchi Gori. Ma stiamo scherzando? Non c'è storia. Vittorio Cecchi Gori era un presidente viscerale, che tifava per la Fiorentina, un uomo cresciuto con e per questi colori. Lo so bene che oggi il calcio è in mano alle multinazionali e ai fondi, ma io rivoglio quel tipo di trasporto. Sarà che sto invecchiando, ma ho ancora impresse nella mente le immagini dei patron che salivano in balaustra allo stadio ed esponevano gli striscioni con scritto 'Batistuta è incedibile'. Quella sì che era vera passione, tutto un altro mondo".
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