Giampaolo Marchini analizza la Fiorentina dopo Genova: dagli errori tattici alla gestione dei giovani, fino alle difficoltà di Fagioli e all'addio di Mandragora.

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Giampaolo Marchini, ospite negli studi del Pentasport di Radio Bruno, ha analizzato la sconfitta della Fiorentina contro il Genoa, soffermandosi sulle scelte tattiche di Vanoli, sulle difficoltà del centrocampo e sui limiti di una squadra costruita puntando soprattutto sui giovani. Per il giornalista viola, il percorso intrapreso dalla società richiede pazienza, ma il gruppo deve trovare al più presto certezze ed equilibrio.

Genova e le scelte di Vanoli

Il primo tempo di Genova ci ha mostrato una squadra con gli stessi errori del passato. Se Vanoli ha scelto una soluzione tattica del genere per il primo tempo è perché ci credeva. Il centrocampo del Genoa non ti mette in difficoltà sul ritmo, quindi poteva avere anche senso. La cosa che mi ha lasciato più perplesso è stato Beto al posto di Pellegrino. Fagioli e Oulai sembrava che si pestassero i piedi a vicenda.

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Troppi giovani?

Sono dell'idea che il talento vada fatto sviluppare passando anche da prestazioni negative, però allo stesso tempo fai fatica ad accettare i risultati negativi. La Fiorentina ha fatto una scelta in controtendenza e questa implica pazienza. La Fiorentina deve trovare un equilibrio, cosa che ora non ha, così come tutte le squadre giovani che devono essere assemblate. Il processo di crescita di una squadra composta prevalentemente da giocatori giovani porta inevitabilmente ad alti e bassi. In questo momento i giocatori hanno bisogno di certezze e, se non le trovano subito in partita, vanno in difficoltà.

Fagioli

A Fagioli riconosciamo tutti l'abilità nell'impostare, nell'inventare. Se migliora la fase nella propria metà campo, così come lo abbiamo visto a Venezia, allora farebbe definitivamente il salto di qualità.

Serviva Mandragora?

La verità non la sapremo mai. Probabilmente, se fosse rimasto Vanoli, sarebbe rimasto anche lui, ma non credo che si possa sentire così tanto la sua assenza in campo. Forse, però, nello spogliatoio sì.

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