Le dichiarazioni di Mateo Pellegrino: l'impatto con la Fiorentina, la stima per Franco Mastantuono e i preziosi insegnamenti ricevuti da Martin Palermo
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Il momento d'oro di Mateo Pellegrino con la maglia della Fiorentina è stato interrotto soltanto dall'arrivo della sosta per le Nazionali. L'attaccante argentino arrivato dal Parma, autore di tre reti nelle ultime quattro uscite stagionali, si è concesso ai microfoni di ESPN per tracciare un bilancio della sua avventura a Firenze e per analizzare la crescita della intesa con il connazionale Franco Mastantuono.
"Sorpreso dalla maturità di Mastantuono: l'intesa crescerà ancora"
Pellegrino ha speso parole di profonda stima e ammirazione nei confronti del giovane talento classe 2007, evidenziando le affinità caratteriali e tecniche emersi fin dai primi giorni al Parco Viola:
"Aver trovato Franco come compagno di squadra qui a Firenze è per me un autentico piacere. Ciò che mi ha colpito di più fin da subito è la maturità straordinaria che dimostra sul terreno di gioco e fuori, nonostante la giovanissima età. Parliamo di un ragazzo di un'intelligenza superiore che vive e affronta il calcio con il sorriso e il desiderio di divertirsi, esattamente come il sottoscritto. La speranza è quella di consolidare un'intesa sempre più forte al servizio della Fiorentina: credo che fin dalle primissime partite siamo riusciti a trovare le giuste coordinate di intesa, e sono convinto che questo feeling non potrà fare altro che crescere partita dopo partita".
L'eredità di Martin Palermo: "Mi ha insegnato a credere in ogni pallone"
L'attaccante gigliato ha poi ripercorso una tappa fondamentale del proprio cammino di formazione professionale, ricordando la parentesi vissuta al Platense nel 2024 sotto la guida di un'icona del calcio sudamericano come Martin Palermo:
"L'esperienza con lui mi ha lasciato un patrimonio enorme. Mi ha riempito di consigli preziosi e, come ho avuto modo di dire anche a mio padre, il suo aiuto è stato decisivo perché mi ha trasmesso un'enorme fiducia nel momento esatto in cui dovevo acquisire esperienza e struttura nella massima divisione. Palermo mi ha insegnato la cultura dell'attaccante: mi ha fatto capire l'importanza di avere sempre fede e convinzione, spingendomi a credere fermamente che qualsiasi pallone vagante in area possa trasformarsi in una palla gol".
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